Il Paradiso delle Signore 10, Piero Cardano a Tv Soap: “Mario ha vissuto un vero tormento, ma alla fine è uscita la sua vera natura”

Piero Cardano è Mario Oradei a Il paradiso delle signore
Piero Cardano è Mario Oradei a Il paradiso delle signore

È uno dei volti più significativi della decima stagione de Il Paradiso delle Signore, visto il “triangolo” che l’ha visto coinvolto tra il suo ex storico Roberto Landi (Filippo Scarafia) e la “fidanzata” Caterina Rinaldi (Iuliana Calcatinci), che ha cercato di amare con tutto se stesso per via dei pregiudizi della società degli anni ’60 sulle persone omosessuali. Ci riferiamo ovviamente a Mario Oradei, interpretato ormai da diverse stagioni da Piero Cardano.

Un personaggio che è cresciuto sempre di più nel corso degli anni, sicuramente non facile da interpretare, anche se stimolante per un attore per via dei suoi tormenti interiori. Tutti aspetti dei quali abbiamo parlato con Piero, in questa nuova intervista che ci ha concesso a Tv Soap.

Il Paradiso delle Signore 10, intervista a Piero Cardano (Mario Oradei)

Ciao Piero. Bentornato su Tv Soap. L’ultima volta che ci siamo sentiti, Mario Oradei, il personaggio che interpreti a Il Paradiso delle Signore, stava per uscire di scena. È poi ritornato in questa stagione e secondo me è ancora più tormentato. Sei d’accordo?

Sì, sono molto d’accordo, è ancora più tormentato. Ci sono dei dubbi esistenziali e identitari di una persona che vive in un periodo storico, gli anni ’60, in cui non può liberamente vivere la sua omosessualità. Oggi dobbiamo ancora fare un passo in avanti, ma nello specifico qui parliamo di un periodo in cui era veramente tosta. Era un momento storico in cui alcune volte si arrivava anche a questo: a pensare o a convincersi del fatto che si potesse andare contro la propria natura, che ci si potesse modellare su quello che la società richiedeva.

Mario è più tormentato di prima perché sta andando contro la propria natura, e non è poco. È una cosa molto potente per un essere umano, perché diventa una crisi identitaria a 360 gradi e, quando è così, poi fai anche le scelte sbagliate.

Scelte sbagliate che, nel suo caso, coinvolgono diverse persone, in primis Caterina. Come hai costruito il rapporto tra Caterina e Mario tenendo conto di ciò che lui nascondeva?

Ragionando come se fossi Mario. Ho cercato dentro di me, attorialmente parlando, di convincermi che fosse la strada giusta, che in quel momento pensavo davvero di amare Caterina. D’altro canto, però, il personaggio mi ricordava che la mia natura era un’altra.

Ho lavorato su due piani diversi, come fanno tutte le persone nella propria vita: siamo fatti di stratificazioni di pensiero. Da una parte ero convinto di stare con lei perché mi piaceva davvero, dall’altra c’era una stratificazione più emotiva, più di pancia, più nascosta.

Da lì si vede il tormento vero, che poi è la vera natura che alla fine è uscita. Non a caso Mario torna da Roberto e gli dice: “Come potrei essere attratto da Caterina?”. Ho lavorato quindi su due stratificazioni diverse.

Com’è stato lavorare con Iuliana Calcatinci, l’interprete di Caterina?

È una ragazza piacevole, molto intelligente, una bravissima attrice. Con le new entry c’è sempre empatia, perché iniziare a lavorare a Il Paradiso delle Signore non è facile: è un lavoro molto complesso, soprattutto per la velocità di pensiero che dobbiamo avere.

Mi sono trovato molto bene umanamente con Caterina. Ovviamente con Filippo c’era già un rapporto di stima reciproca: quando escono le nostre cose, ci sentiamo e le commentiamo.

E con tuo “suocero” Fulvio, interpretato da Simone Montedoro?

Molto simpatico, davvero. È arrivato sul set con più libertà di scherzare, forse l’esperienza porta anche a questo. Mi sono trovato bene anche con lui.

In generale hai però un rapporto ottimo con tutti i tuoi colleghi. Dite un po’ tutti che si è creata una grande famiglia…

Sì, questo è un aspetto molto importante. Non c’è un bel rapporto solo con gli attori, ma anche con la troupe. Chi più chi meno, ovviamente, ma è un ambiente di lavoro molto piacevole, dove si riescono a creare dei rapporti umani che poi sono fondamentali anche quando lavori.

Con questa svolta abbiamo conosciuto lati di Mario rimasti nascosti. Sei contento dell’approfondimento del personaggio?

Sì, sono molto contento, è anche una soddisfazione personale. Ho costruito un personaggio che ha destato curiosità quando nessuno poteva immaginare una linea narrativa del genere. Sono contento di aver raccontato un tormento umano che va raccontato, perché non è facile per niente, e mi ha fatto molto piacere che la linea narrativa sia cresciuta.

Il fatto di cercare di modellarsi su ciò che la società richiedeva in quegli anni, come ha fatto Mario, per me è molto interessante, perché quando ti modelli rinunci a delle parti di te, a cose che fanno parte della tua natura. Sei costretto a prendere scelte diverse, ma senza mollare davvero quello che sei, perché poi alla fine viene fuori, come è successo a Mario nei riguardi di Roberto. Chissà, magari ne vedremo delle altre bellissime.

Quando l’anno scorso sei uscito di scena, sapevi già che Mario sarebbe tornato?

No, è stato inaspettato.

Quindi sei stato contento di tornare?

Molto contento, sì.

Quali aspetti di Mario ti piacciono di più e quali invece non condividi? Sei mai stato in disaccordo con lui?

In disaccordo no. Un personaggio è come una creatura che ti costruisci, quindi non la giudichi mai. Cerchi sempre di trovare delle ragioni. Quest’anno la confusione, il lavorare su due strati, il convincersi di una cosa che in realtà va contro la propria natura, a livello interpretativo è stato molto divertente.

Quello che per un essere umano è doloroso, per un attore è stimolante, un po’ come interpretare un cattivo, anche se Mario non lo è. Ha però una funzione quasi da antagonista, perché mette in difficoltà il percorso di Roberto. In fondo, però, Mario è una persona buona. E questa è una delle sue caratteristiche più belle.

Che feedback hai ricevuto dal pubblico?

Ho letto e ricevuto molti messaggi, soprattutto in privato. In tanti mi hanno scritto: “Il tuo personaggio è stato così criticato perché sei stato bravo”.

Nei commenti pubblici ci sono anche parole non belle, ma parlano del personaggio. L’importante è che si riesca a distinguere tra personaggio e attore, cosa che non sempre accade.

È stato però molto interessante vedere che si è creato un dibattito: c’è chi dice “come puoi fare una cosa del genere” e chi invece difende Mario ricordando che erano anni difficili. Questa cosa mi ha fatto molto piacere e mi sono accorto che sui social quest’anno ci sono stati molti più commenti rispetto al passato.

È importante che una serie così popolare affronti temi come quello che portate in scena tu e Filippo?

È importantissimo. Ancora oggi leggiamo notizie di ragazzi e ragazze, soprattutto gay, aggrediti per strada. È una cosa barbarica, dolorosa. La libertà di essere ciò che si è, di vivere i propri diritti e il proprio modo di essere, è fondamentale e va sempre raccontata. Allo stesso tempo è una grande responsabilità, perché va raccontata in maniera intelligente, sensibile.

Non basta raccontarla una volta: bisogna continuare a pensarla e a lavorarla, perché purtroppo ci sono ancora tante cose dolorose. Quindi sì, è molto importante.

Al di là del Paradiso, stai lavorando ad altri progetti?

Sì, sono molto contento che esca Cuori 3 il 6 febbraio, sempre di Aurora TV. C’è grande curiosità.

Puoi anticipare qualcosa sul personaggio?

Sono un ingegnere, che si chiama Riccardo Tosi, con diverse crisi identitarie. Differenti però da quelle di Mario! Non dico altro…

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione