Il pubblico ha imparato a conoscerla e ad apprezzarla grazie al ruolo dell’infermiera Ada, che nel corso degli anni è stata coinvolta sempre più nelle trame di Un Posto al Sole. Un personaggio a cui Annalisa Pennino è tanto legata e che le ha dato modo, pian piano, di entrare nelle case degli italiani.
Tra sogni e nuovi progetti, abbiamo avuto modo di chiacchierare con Annalisa della sua esperienza nella soap e non solo. Ecco che cosa ci ha raccontato.
Un Posto al Sole, intervista a Annalisa Pennino (infermiera Ada)
Annalisa, benvenuta su Tv Soap. Partiamo da Un Posto al Sole. Interpreti Ada dal 2018: che rapporto hai con questo personaggio?
Sì, sono entrata nel 2018; quindi ormai sono sette anni che interpreto Ada. All’inizio era un personaggio molto piccolo, qualche apparizione, era anche piuttosto rigida.
Negli anni però si è evoluta: è diventata molto amica di Rossella (Giorgia Gianetiempo), con cui c’è un bellissimo rapporto di complicità, e poi ha avuto modo di incrociarsi anche con Riccardo Crovi (Mauro Racanati) e altri personaggi, tra cui Nunzio (Vladimir Randazzo) con il quale ha avuto una relazione.
Pur non essendo nel cast fisso, ci sono spesso perché Ada è un’infermiera del pronto soccorso, quindi se succedono emergenze o situazioni improvvise è lì presente. Mi sono affezionata tantissimo a lei, anche perché è un personaggio umano, che tiene alle persone e prova ad aiutare gli altri, e questo è un lato che sento molto mio.
Com’è l’atmosfera sul set?
Molto bella. Dopo tanti anni diventa una famiglia. Con Giorgia, ad esempio, ho un rapporto meraviglioso e ci divertiamo molto nelle scene insieme. Con tutti i colleghi c’è affetto, rispetto e tanta armonia. Questo clima fa davvero la differenza, perché quando vai sul set ti senti a casa.
I fan sono affezionati ad Ada?
Sì, moltissimo. Mi scrivono spesso, sono affettuosi, curiosi, vogliono sapere cosa succederà, ma ovviamente non posso spoilerare nulla. Mi fa sempre piacere ricevere i loro messaggi, perché vuol dire che Ada è entrata nel cuore delle persone.
Un Posto al Sole sta per festeggiare i 30 anni. Perché secondo te il pubblico continua ad amarlo così tanto?
Perché è una macchina organizzata in modo impeccabile. Dietro c’è un lavoro enorme, una cura dei dettagli impressionante. E poi Un Posto al Sole parla della vita reale, affronta temi sociali, attuali e anche molto delicati: dal giornalismo alla tossicodipendenza, dai disturbi alimentari ai problemi familiari. Le persone si riconoscono nelle storie, nei personaggi. Il cast è straordinario, tutti professionisti che lavorano con una dedizione incredibile. E gli autori sono bravissimi a creare trame che fanno riflettere ma anche emozionare, ogni sera.
Parliamo un po’ di te. Com’è nata la tua passione per la recitazione?
È nata presto, ma in modo naturale. La mia famiglia aveva una piccola televisione privata, fondata da mio padre e poi portata avanti anche dai miei zii. Da bambina, a dieci anni, mi divertivo a partecipare: leggevo l’oroscopo, facevo notizie flash, interviste quando apriva un locale o una palestra. Più avanti ho condotto anche un programma serale in diretta con giochi telefonici per bambini. Era un hobby, non pensavo che sarebbe diventato un lavoro, però già allora sentivo che la televisione e il cinema mi attiravano molto.
Poi ho dato priorità allo studio: mi sono laureata, ho seguito altri percorsi. Quando ho finito, però, ho deciso che era il momento di provarci seriamente. Ho frequentato una scuola di regia a Napoli, poi una scuola di recitazione a Roma, ho fatto provini, lezioni private… piano piano è iniziato tutto. Ho avuto alti e bassi, anche pause per motivi personali, ma poi mi sono trasferita a Napoli, ho ripreso a studiare e da lì sono arrivati i ruoli.
So che quest’anno sei stata impegnatissima.
Sì, è stato un anno molto prolifico. Ho lavorato su diversi progetti: un horror fantasy girato a Genova, una parte in Roberta Valente – Notaio in Sorrento, con la regia di Vincenzo Pirozzi, che uscirà sulla Rai, e poi un ruolo nel film su Gigi D’Alessio. Inoltre, c’è un progetto molto carino per promuovere i borghi italiani, dove c’è anche una parte di conduzione oltre alla recitazione. È stato un anno vario e stimolante.
Tra i tuoi ultimi progetti c’è anche R3V@LUT1@N, un film molto innovativo. Cosa ti ha colpito di più?
È stata un’esperienza nuova e affascinante. Quando Corrado Ardone, il regista, mi ha proposto il progetto ero entusiasta. Interpreto un ispettore di polizia, ma ciò che mi ha colpito davvero è stato il metodo di ripresa: abbiamo girato con una telecamera sferica piena di occhi.
Dovevo recitare guardando la macchina, non davanti ad un attore perché il film è immersivo, si rivolge direttamente allo spettatore che utilizza un visore. Non è la recitazione classica in cui hai qualcuno davanti con cui scambiare battute. Qui interagisci con un dispositivo. È molto più complicato mantenere l’emotività, il ritmo e l’intensità senza una presenza umana, ma Corrado ci ha guidati passo passo, rendendo tutto più semplice nonostante la difficoltà.
Com’era il clima sul set?
Meraviglioso. Conoscevo già molti colleghi perché lavoriamo insieme a Un Posto al Sole: c’erano Rita Rusciano, Marzio Honorato, Massimo Peluso. Oltre alla stima professionale c’è un rapporto umano bellissimo, e lavorare in un clima così aiuta tantissimo, soprattutto quando affronti un metodo nuovo. Ci confrontavamo su tutto, anche su come migliorare la performance con questa tecnologia non tradizionale. C’era entusiasmo e collaborazione.
Guardare il film con un visore dev’essere un’esperienza unica.
Assolutamente. Lo spettatore indossa il visore e si trova dentro la storia: può guardare a 180 gradi, vedere cosa succede intorno, osservare dettagli della stanza mentre i personaggi parlano. Diventa davvero il protagonista, come se fosse parte della scena. Quando finisce il film, molti ci hanno detto che hanno bisogno di trenta secondi per tornare alla realtà, perché l’immersione è totale.
Quali sono stati i feedback del pubblico?
Molto positivi. Le persone erano entusiaste, ci dicevano “che bella esperienza”, “complimenti”. È piaciuto sia ai ragazzi sia agli adulti e anche alle persone più mature. Questo per noi è importantissimo perché significa che il film arriva a un pubblico molto vario. Ovviamente ci sono indicazioni da seguire, perché chi ha problemi cardiaci o di epilessia non può indossare il visore, ma tutto è spiegato chiaramente nelle istruzioni.
Il film affronta anche temi delicati.
Sì, è un thriller e tocca argomenti forti e attuali: femminicidio, corruzione, la ricerca dell’assassino, la giustizia. È molto intenso e Corrado è stato bravissimo nel gestire sia la scrittura che la regia, soprattutto perché per lui era la prima sperimentazione con questa tecnologia.
Era la tua prima collaborazione con Corrado Ardone?
Sì, ed è stata una bellissima scoperta. Si è creato subito un rapporto stupendo, ci siamo confrontati molto sul personaggio, sia al telefono che dal vivo. Sul set ti mette a tuo agio, ti lascia libero, crea un clima rilassato e piacevole, ma allo stesso tempo riesce a guidarti con precisione. E in un progetto dove si girano scene lunghe senza stacchi, come a teatro, la concentrazione è fondamentale. Lui è stato davvero bravissimo.
Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione Seguici su Instagram.