Torino, 1974. Nelle sale operatorie delle Molinette, il tempo sembra dilatarsi: ogni battito può essere decisivo, ogni scelta irreversibile. È qui che riparte Cuori, con una terza stagione che non si limita a proseguire il racconto, ma lo rilancia, spostando ancora più avanti il confine tra ambizione scientifica e fragilità umana.
Delia Brunello e Alberto Ferraris, interpretati da Pilar Fogliati e Matteo Martari, non sono più soltanto colleghi uniti da una vocazione comune. Ora sono marito e moglie: un traguardo che, anziché semplificare la loro vita, apre nuove fratture. Il desiderio di avere un figlio si intreccia con il peso delle responsabilità professionali e con il ritorno inatteso di una figura del passato di Alberto: una cantante di night, presenza seducente e destabilizzante, capace di rimettere in discussione equilibri che sembravano finalmente conquistati.
Nel reparto di cardiologia, intanto, la routine non esiste. Gli anni Settanta sono un laboratorio a cielo aperto per la medicina: si sperimenta, si rischia, si procede spesso senza rete. Il defibrillatore portatile, i primi tentativi di angioplastica, strumenti costruiti a mano diventano simboli di una generazione di medici che lavora sul limite, spinta più dall’intuizione che dai protocolli. È una stagione in cui il progresso non è mai neutrale e ogni conquista scientifica porta con sé un dilemma morale.
A ridefinire gli equilibri del reparto è l’arrivo di un nuovo primario. Luciano La Rosa (Fausto Maria Sciarappa) assume la guida lasciata vacante dopo il malore fatale che ha colpito Cesare Corvara (Daniele Pecci) nel finale della scorsa stagione. Il suo approccio, improntato a prudenza e rigore, si scontra fin da subito con una squadra abituata a spingersi oltre i limiti. Non si tratta soltanto di un conflitto caratteriale, ma di una diversa visione della medicina: fino a dove è lecito arrivare pur di salvare una vita?
E poi c’è la variabile più imprevedibile di tutte. Gregorio Fois (Giulio Scarpati) è un sensitivo ispirato alla figura di Gustavo Rol. Il suo ingresso nella storia introduce una frattura profonda: mentre la medicina rivendica certezze e metodo, Fois porta con sé l’idea che non tutto sia spiegabile, che esistano zone d’ombra dove la scienza deve fermarsi. La sua presenza inquieta, affascina, divide. E costringe i personaggi – e lo spettatore – a interrogarsi sul confine tra fede, intuizione e conoscenza.
Torino, in questa stagione, non è soltanto uno sfondo. È parte integrante del racconto. Le sue architetture, i suoi spazi culturali e industriali diventano luoghi dell’anima: dai Dock Dora alla GAM, dal Teatro Juvarra ai giardini Cavour, fino agli interni ricostruiti negli studi Lumiq. Grazie al supporto della Film Commission Torino Piemonte, la città restituisce tutta la sua identità, diventando il riflesso visivo di un’epoca attraversata da trasformazioni profonde.
Perché Cuori 3 parla anche dell’Italia che cambia. È il tempo del referendum sul divorzio, delle nuove istanze femminili, di modelli familiari messi in discussione. Delia, divisa tra maternità e carriera, incarna una tensione che va oltre la sua storia personale. È una donna che vive in anticipo sul suo tempo, pagando il prezzo di ogni scelta.
In sei puntate, per un totale di dodici episodi, Cuori 3 prosegue il suo racconto senza rassicurazioni, muovendosi lungo un confine dove il progresso non garantisce certezze e ogni scelta ha un costo. È la storia di un tempo in cui la medicina avanzava a tentoni e il coraggio spesso precedeva la sicurezza. Perché, quando si lavora sul limite tra la vita e la morte, non è mai solo il cuore dei pazienti a essere messo alla prova. Seguici su Instagram.