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Un posto al sole: Tv Soap intervista RAFFAELE IMPARATO (Ugo Alvini De Carolis)

RAFFAELE IMPARATO
RAFFAELE IMPARATO

Protagonista insieme a Luca Turco delle vicende del nuovo studio Navarra, Raffaele Imparato è recentemente tornato a Un posto al sole e stavolta – sicuramente ve ne sarete accorti – il suo Ugo Alvini De Carolis ha molto più spazio rispetto al passato. Di questo ma anche di molto altro, l’attore ci ha parlato nell’interessante intervista che ci ha rilasciato.

Raffaele sei contento del ritorno di Ugo?

Mah, faccio francamente fatica a figurarmi un attore che non sia contento di questa grande fortuna, anche alla luce di circa un anno “di stop” da Upas. È un periodo storico molto difficile, soprattutto per le famiglie di operai come la mia, in cui occorre arrangiarsi lavorativamente in tanti modi per arrotondare oltre il “mestiere ufficiale” e cercare di far quadrare i conti, nonostante magari si abbia oltre i 50 anni come mio padre, ma ci troviamo comunque in una posizione privilegiata rispetto a tanti precari. Inoltre sono un attore relativamente emergente, che ha la possibilità di raggiungere in 40 minuti una produzione importante, di cui credo si debba andare solo orgogliosi, per andare a interpretare poi un personaggio che può passare dalla commedia alla “cronaca nera” in un battito di ciak e ritrovarsi in onda su una media di due milioni di televisori accessi ogni sera, considerando solo l’Italia.  Non posso fare altro che cercare di onorare tutto questo dando il mio meglio.

Che ne pensi del ruolo di avvocato con Niko?

Da un punto di vista drammaturgico, ho la sensazione che la struttura narrativa di questa nuova avventura di Ugo e Niko sia più solida rispetto alle vicende che hanno visto finora partecipe Ugo e ovviamente è una scelta di fiducia verso di noi attori / personaggi che cercheremo di ripagare. È innegabile che il contesto di uno studio di avvocatura abbia un appeal diverso e offra tanti spunti ai quali già decenni di sceneggiature ci hanno generosamente e magistralmente abituato sia sul piccolo che sul grande schermo. Ugo e Niko hanno punti di vista e, quindi, emozioni sempre diverse tra di loro all’interno delle vicende e questo crea una dinamicità che spero funzioni, fermo restando che sono entrambi dei personaggi comunque innocenti, nell’accezione di incapaci di nuocere, Ugo più candido, Niko più tenebroso.

LUCA TURCO e RAFFAELE IMPARATO
LUCA TURCO e RAFFAELE IMPARATO

Come va con Luca Turco e Agnese Lorenzini?

Luca Turco e Agnese Lorenzini sono due giovani professionisti di grande umanità, freschezza e lealtà con i quali c’è sempre uno scambio costruttivo sul set. Mi sento a mio agio con loro e li stimo sinceramente, sento di potermi fidare, di “poter dare loro le spalle”. Luca conserva grande semplicità, calma e genuinità nonostante sia costantemente sobbarcato di un mucchio di scene e viva Upas da quando aveva sei anni, mentre con Agnese è nata sintonia da subito: è molto solare, socievole e matura, oltre ad avere quella passione verso il Teatro e quell’intelligenza scenica che ci porta a confrontarci su quello che facciamo o vorremmo fare anche se siamo davanti a una pizza, perché alla fine non lo viviamo affatto come un “lavoro / fatica”.

Credi che Ugo sia cresciuto e maturato rispetto all’inizio?

Quando ho letto le scene ho percepito una crescita psichica in Ugo, che ovviamente resta un po’ buffo a volte, conserva quella luce, quel profondo senso di giustizia, quella delicatezza, quell’impaccio e quella timidezza caratteristici ma con una dignità e una personalità più solide, più adulte, sicuramente.

Come è cambiato il rapporto con i fan? Cosa ti dicono?

A Napoli siamo particolarmente carnali e incontro spesso tante mamme e tante nonne che mi incoraggiano e mi baciano come se fossi un figlio / nipote loro e lo adoro, soprattutto perché, a detta loro, pare che dal vivo abbia anche un certo fascino ahahahah! Anche sui social mi piace dare soddisfazione a chi ha un pensiero per me e pare che, con questa maturazione, Ugo cominci a incuriosire anche una fascia di età più vicina alla mia…

Sei impegnato in altri progetti a teatro: ce ne parli? Quali altre cose bollono in pentola?

Io più cresco come attore più sento la necessità di stare sulle cose: per intenderci, su una scena di un minuto ci sto in media circa due ore a casa il primo giorno che l’affronto e quindi non mi riesce fare molto altro, come attore, nei periodi in cui giro a giorni alterni. Abbiamo ripreso per due repliche “Romeo e Giulietta” prodotto da Tappeto Volante dopo quattro mesi di sosta; inoltre, mi preparo e vado a fare provini quando ce n’è la possibilità e ora ho appena finito di girare un cortometraggio intitolato “GIACSON” scritto e diretto dal piccolo-grande Andrea Bonelli, a detta mia, di Lucio Allocca, di Stefano Incerti (leggermente più autorevoli di me) e non solo, promettente regista, attualmente allievo della prestigiosa scuola “Pigrecoemme”. Gli faccio volentieri pubblicità. Qualora in Un posto al sole dovesse esserci una pausa per scelta degli autori, non avrò modo di annoiarmi perché ci sono ancora cinque esami universitari di logopedia che mi aspettano, che spero di far diventare quattro da qui a 20 giorni. Resto un attore a metà, al momento, nello stile di vita.

Hai un ruolo che sogni di interpretare?

Nonostante non abbia mai preso parte a una tournée nel senso più corposo del termine, ho comunque, in piccolo, avuto la possibilità di mettermi al servizio di Amleto, Pinocchio, Mozart, Jean Paul Marat e tanti altri, quindi al momento ho, più che altro, maturato la consapevolezza che conta il Gruppo con il quale si lavora, umanamente e professionalmente, più che il proprio “peso” al suo interno: meglio un personaggio meno roboante ma in un contesto di grande qualità che essere protagonisti in un progetto che manca di studio e “progettualità” appunto.

In generale qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è mettere insieme anime affini alla mie da un punto di vista logopedico e teatrale per aprire uno studio che possa offrire risorse terapeutiche per adulti e bambini ma anche ludiche, attraverso il movimento, l’immaginazione e la relazione grazie potere formativo del gioco di finzione.

Foto di Giuseppe D’Anna

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