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Un Posto al Sole, Massimiliano Buzzanca a Tv Soap: “Igor Volpicelli si diverte a fare il burbero. Vuole capire se i suoi studenti hanno il sacro fuoco”

Massimiliano Buzzanca è Igor Volpicelli a Un posto al sole
Massimiliano Buzzanca è Igor Volpicelli a Un posto al sole

Da qualche settimana, i telespettatori lo stanno vedendo nel ruolo del professor Igor Volpicelli, stimato neurochirurgo diventato oggetto delle attenzioni delle laureande Rossella e Ilaria. Parliamo di Massimiliano Buzzanca, figlio del grande Lando, a cui noi di Tv Soap abbiamo fatto alcune domande riguardo alla sua esperienza in Un Posto al Sole. Ecco cosa ci ha detto.

Un posto al sole: Tv Soap intervista MASSIMILIANO BUZZANCA (dottor Igor Volpicelli)

Massimiliano, benvenuto su Tv Soap. Io partirei dal personaggio che stai interpretando nella soap: il dottor Igor Volpicelli. Come lo descriveresti?

Lo trovo un personaggio divertente. Secondo me è un uomo che si diverte a fare il burbero. È una maschera che si è messo addosso negli anni perché ha a che fare con persone che dovranno salvare agli altri. Lo stesso Igor deve insegnare ai suoi studenti come si salva la vita alle persone, con una determinata umanità che gli stessi dovranno utilizzare per comunicare ai pazienti che si sono ammalati. A parer mio, fare il medico è la professione più difficile in assoluto, soprattutto se la vuoi fare bene. Hai a che fare con la vita, la morte e il dolore delle persone.

Io per primo, quando vado da un medico, voglio essere trattato come un re, anche se sono un “signor nessuno”. Pretendo dunque dal professore che mi visita il suo massimo. Credo dunque che Volpicelli sia uno che dà il suo massimo e pretende lo stesso dagli studenti che ha. Ecco quindi perché è burbero ed osserva, quasi scrutandole, le due studentesse che ha. Vuole capire se hanno il sacro fuoco, la capacità di fare il mestiere del dottore. È interessato a comprendere pure a quale tipo di livello professionale possono arrivare. Perché ci sono dei medici, che ne so, che possono arrivare a fare una vasectomia, altri che eccellono in un trapianto di cuore o al cervello. Così come ci sono attori che possono fare tutto e altri no. Igor indaga nell’animo delle sue studentesse, ma quando ha a che fare con persone del suo stesso grado, in primis con Ornella (Marina Giulia Cavalli), ha un atteggiamento tranquillo.

Mi sembra un atteggiamento più che giusto il suo…

Sì. Ritengo inoltre che agisca così perché non vuole le solite rotture di scatole, ossia la piaggeria fine a se stessa utilizzata dagli studenti per cercare di ingraziarselo. Odia i cocchi del professore. Non ha bisogno di questo, ma inizia a stimare i suoi allievi quando gli dimostrano, ad esempio, di saper suturare una ferita in maniera veloce. Se davanti a uno squarcio o ad una coltellata non svengono. Igor Volpicelli è l’uomo che davanti all’emergenza preferisce avere al fianco una persona in gamba. Per lui diventi un “cocco” quando dimostri di avere gli attributi.

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Attualmente Volpicelli è diviso tra Rossella (Giorgia Gianetiempo) e Ilaria (Greta Berti). Entrambe lo vorrebbero come relatore della propria tesi. Come ti sei trovato con le due giovanissime interpreti?

Giorgia e Greta stanno a UPAS da molto più tempo di me. Sono brave, simpatiche e rodate. Ma devo dire che tutti gli attori che lavorano nella soap lo sono. Ho tanti amici che lavorano lì. Non vorrei dimenticare nessuno, per questo non cito delle persone in particolare. Ad ogni modo, conosco quasi tutti da oltre vent’anni, perché giocavo a pallone con loro nella Nazionale Calcio Attori, e c’è un tipo di rapporto di affetto e di stima che dura da tempo.

Secondo te, c’è un motivo dietro al grosso successo di UPAS?

La soap funziona da ventiquattro anni perché, oltre che da storie e da sceneggiatori che sanno come farle piacere, è fatta da attori che sanno come coinvolgere le persone. Se dura da così tanto tempo, significa che è vincente. Affronta temi importanti, con un grosso riscontro da parte del pubblico.

Ti faccio un’altra domanda. Quando ti sei appassionato alla recitazione? So che la tua voglia di fare l’attore è arrivata in un secondo momento…

Diciamo che ho deciso di fare l’attore quando avevo 37 anni, dopo aver esercitato per tanto tempo la professione di avvocato. Però col tempo ho capito che, dal mio punto di vista, valeva più lottare per ottenere una parte per un film o uno spettacolo, piuttosto che cercare dei clienti da difendere. Come esempio ho ovviamente seguito mio padre Lanzo Buzzanca, che ho potuto osservare da vicino per carpirne i segreti del mestiere. Ritengo di stare facendo ancora la gavetta, perché considero anche Un posto al sole parte di essa.

C’è una tipologia di personaggi che preferisci interpretare?

Credo che un personaggio non debba mai essere uguale a quello che sei nella tua vita quotidiana. Probabilmente rifiuterei di interpretare un ruolo troppo simile a me stesso, non lo troverei nemmeno divertente se devo essere sincero. Non la riterrei una sfida soddisfacente per me come attore. Preferisco un personaggio negativo, che magari sia in grado di fare uscire da me delle caratteristiche che avevo ma, io per primo, non conoscevo.

In Collaborazione con Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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