Il Paradiso delle Signore, Giorgio Lupano a Tv Soap: “La storia tra Luciano e Clelia è stata bella da raccontare. Abbiamo tenuto molto a non rovinarla”

Giorgio Lupano
Giorgio Lupano

Lo scorso venerdì, i fan de Il Paradiso delle Signore hanno salutato Luciano Cattaneo, che ha scelto di fuggire da Milano con l’amata Clelia Calligaris (Enrica Pintore), in attesa del loro primo figlio insieme, per rifarsi una vita al suo fianco. Una svolta narrativa di cui abbiamo parlato con Giorgio Lupano, l’interprete di Luciano. Ecco cosa ha dichiarato al nostro sito.

Il Paradiso delle Signore: Tv Soap intervista Giorgio Lupano (Luciano Cattaneo)

Ciao Giorgio, benvenuto su TvSoap.it. Di recente, a Il Paradiso delle Signore, abbiamo visto l’uscita di scena di Luciano e di Clelia. È stata una vostra scelta quella di dire addio, o per lo meno “arrivederci”, ai due personaggi?

Diciamo che la decisione risale a un anno fa circa. Parlando con la produzione, sia io e sia Enrica Pintore dovevamo decidere se continuare o meno il Paradiso. Anche se avevamo dei motivi diversi, ci siamo trovati d’accordo sul fatto di uscire e pure la produzione era dello stesso avviso. In fondo, la storia di Clelia e Luciano, per quanto bella e appassionante, aveva già raccontato tante cose. Considerando l’ambientazione della soap negli anni ’60, che dava a loro quella connotazione clandestina (visto che all’epoca non era consentito il divorzio), nemmeno Daniele Carnacina, il direttore artistico, sapeva bene cos’altro potesse succedere.

Su Clelia e Luciano si potevano considerare due ipotesi: o continuare a stare insieme clandestinamente oppure il ritorno in famiglia per Cattaneo, data la mancanza di divorzio, di separazione. Da un parte c’era quindi la difficoltà nel raccontare qualcosa di nuovo in questa storia, dall’altra il pubblico aveva già visto l’innamoramento di questa coppia, attraverso varie fasi. Inizialmente hanno cercato di respingere i loro sentimenti, Clelia ha subito un marito violento, Luciano una profonda crisi matrimoniale. Non volevamo quindi rimanere nel Paradiso con una linea che non raccontasse molto. E quindi abbiamo preso la decisione di andarcene, di comune accordo con la produzione.

Prima dell’arrivo del Covid, si era dunque già deciso di uscire a metà della terza stagione. Abbiamo anche fatto bene, dal mio punto di vista, perché è meglio lasciare un prodotto di successo come il Paradiso con una conclusione degna della storia. E il finale dell’altro giorno ha messo tutti d’accordo. Sono usciti bene sia Clelia e Luciano e sia Silvia.

Sicuramente la storia d’amore tra Clelia e Luciano ha creato molte discussioni nel pubblico, anche per via della presenza di Silvia.

Assolutamente sì. La storia di Clelia e Luciano è piaciuta ma, come dicevi, ha ovviamente creato delle discussioni perché, giustamente, c’era una parte del pubblico che si schierava con Silvia, con la moglie tradita. È stata una bella storia da raccontare; per questo abbiamo tenuto molto a non rovinarla.

Nei tre anni che hai interpretato Luciano Cattaneo, cosa ti è piaciuto di più di lui?

All’inizio, quando la caratteristica principale di Luciano era il suo essere anonimo, ossia un uomo dedito solo alla famiglia e al lavoro, ritenevo che il tutto fosse raccontato in maniera quasi eccessiva. Nei primi episodi, se ricordi, Luciano lavorava per Umberto Guarnieri (Roberto Farnesi), che voleva comprare il Paradiso, ed era sottomesso alla sua figura prima di trovare la forza di ribellarsi. Inoltre, era sottomesso anche alla moglie Silvia, che lo rimproverava di continuo di non essere ambizioso, di non essersi fatto strada nel mondo.

Nella prima parte del Paradiso, non condividevo molto questa caratteristica del Cattaneo, ma giustamente bisognava raccontarlo così per fargli avere un’evoluzione. Quando Luciano ha rialzato la testa, ho cominciato a divertirmi un po’ di più. Ad ogni modo, ho sempre saputo che sarebbe cambiato perché, in un racconto lungo come questo, tutti i personaggi hanno avuto delle evoluzioni, dei cambiamenti.

La cosa che mi è piaciuta di più è quando, superando tutti i traumi familiari che hanno segnato la famiglia Cattaneo, dal tentato suicidio di Nicoletta (Federica Girardello) al mancato matrimonio con Riccardo (Enrico Oetiker), passando per la menzogna sulla paternità di Federico (Alessio Fella) o il periodo del figlio sulla sedia a rotelle, Luciano ha trovato leggerezza grazie a Clelia e Carletto (Dylan Interlenghi). Da lì, abbiamo assunto un tono più da commedia ed è stato divertente, dopo il racconto della storia, non dico drammatica, ma piuttosto seria.

Cosa pensi di Luciano padre? Ti è piaciuto da questo punto di vista?

I personaggi che interpretiamo nel Paradiso hanno dentro di loro delle contraddizioni, fanno anche degli errori che sono sempre belli da raccontare. Non è che dobbiamo essere tutti santi. Luciano di errori ne ha fatti tanti. Mi viene in mente il periodo in cui ha ostacolato l’amore tra Nicoletta e Riccardo. Ovviamente pensava di agire per il bene della sua figlia. Per primo, mi sono posto questa domanda. Riccardo, agli occhi di un padre, almeno inizialmente non era proprio ciò che un uomo sogna per sua figlia: era uno scapestrato, superficiale e aveva iniziato a corteggiarla per scommessa. Credeva davvero che non fosse la persona adatta a lei, che ne era ovviamente innamorata.

Quando c’è stato il matrimonio con Cesare (Michele Cesari), Luciano si è quindi proprio schierato: doveva difendere Nicoletta dalla possibile denuncia per abbandono del tetto coniugale, dunque ha ritenuto giusto che partisse. In quel caso, ha fatto il male della consanguinea, che poi è ritornata ed è scappata con Riccardo, ma era la reazione di un uomo degli anni ’60 che cercava di proteggerla da uno scandalo, dal fatto di essere una ragazza madre, dalla galera.

In quel periodo, Luciano è stato criticato sui social, ma a me è piaciuto questo aspetto umano. Era un uomo che aveva paura per la figlia, che voleva difenderla e proteggerla. Anche sbagliando, perché i genitori perfetti non esistono. Tutti sbagliano prima o poi.

È stato sorprendente, mi permetto di dirlo, anche quando ha scoperto che Federico, in realtà, non era suo figlio.

Il rapporto con Federico ha dato modo a Luciano di scoprire un amore viscerale per un figlio, nel momento in cui era malato e doveva subire delle operazioni, che poi ha appreso non fosse suo. Ha però capito subito che quello non era importante. Aveva paura soltanto di una cosa: che Federico preferisse Umberto. Fondamentalmente, perché Luciano era fragile, debole, umano pure in quell’aspetto. Per il resto, non temeva nulla, nemmeno il fatto che si potesse dire in giro che la moglie l’aveva tradito. Insomma, ha avuto dei bei momenti il Lucianone nostro.

Arriviamo a Enrica Pintore, la tua partner di scena. La conoscevi già prima del Paradiso?

No, non la conoscevo. Abbiamo creato un rapporto partendo da zero. Ci siamo conosciuti ai provini. Stavano provando diverse coppie di attori per Luciano e Clelia ed io sono stato affiancato ad Enrica. Siamo stati poi scelti insieme dalla Rai e da lì è stato tutto in discesa. Lavorare con Enrica è una meraviglia. Ci siamo trovati bene insieme. Un discorso che, ovviamente, estendo anche agli attori con cui ho lavorato di più: dai membri della mia “famiglia”, Marta Richeldi, Alessandro Fella e Federica Girardello, ad Alessandro Tersigni. Sono stati tutti meravigliosi, oltre che dei colleghi preparati e con cui era molto facile costruire le scene. Mi ritengo molto fortunato. Con Marta Richeldi avevo poi fatto la scuola del Teatro Stabile di Torino.

A proposito di Marta Richeldi, parliamo anche un po’ di lei. Immagino che il rapporto tra di voi fosse già ottimo.

Assolutamente sì. Prima del Paradiso, aveva fatto pochissima televisione. Pensa quindi a quanto è stata brava ad entrare subito e a pieno regime in una storia che prevedeva dei tempi di lavorazione molto stretti. È stata davvero bravissima. Prima di questo, oltre al Teatro Stabile, avevamo fatto insieme Il conto Montecristo di Ugo Gregoretti e lì eravamo fratelli. Insomma, siamo stati compagni di scuola, poi fratello e sorella e ancora marito e moglie. Chissà cosa saremo nel prossimo prodotto che ci vedrà entrambi tra i protagonisti.

Il personaggio di Silvia, tra l’altro, esce benissimo dal finale di Clelia e Luciano, visto che è stata il deus ex machina della loro fuga. Per quanto la situazione sia stata un pochino una forzatura, perché in fondo la Calligaris avrebbe potuto chiedere aiuto alle Veneri o a qualcun altro, penso che Silvia abbia capito che la vita di Luciano, qualora fosse rimasto a Milano, sarebbe tornata ad essere grigia e l’ha spinto a tornare da Clelia, a darsi una nuova opportunità con lei. Anche Silvia ha avuto un’evoluzione più umana. Marta è stata bravissima a rendere bene in scena questa vicenda.

Beh, perché Silvia è stata l’antagonista di Luciano e Clelia, anche se era la moglie legittima.

In principio era disegnata come questa donna ambiziosa, arrivista che, addirittura, ha spinto Nicoletta tra le braccia di Riccardo perché sognava il “matrimonio bene”. La cosa bella è che in quegli anni c’era veramente questo atteggiamento: sposare il rampollo. Accasarsi bene era importante per queste famiglie che avevano una vita medio-borghese. È una cosa che, per questioni anagrafiche, non ho vissuto, ma non faccio fatica a immaginarla. Gli sceneggiatori l’hanno raccontata molto bene.

Quando hai cominciato a girare Il Paradiso delle Signore pensavi sarebbe stato un successo, sia per te come attore, sia per quanto riguarda il prodotto in sé?

Nessuno si aspettava che il Paradiso diventasse così popolare, anche se ovviamente ci speravano in tanti. Adesso abbiamo delle punte di due milioni di telespettatori e meglio di così non poteva andare. Il Paradiso propone storie molto diverse tra di loro e il pubblico può decidere chi seguire, a chi appassionarsi. È capitato così con Luciano e Clelia, ma anche ad altre coppie.

Usciamo un po’ dalla soap. C’è qualche altro personaggio, tra quelli che hai interpretato al cinema, in televisione o in teatro, che ti è rimasto maggiormente impresso nella memoria?

Ti cito lo spettacolo Figli di un dio minore, un’opera teatrale che non era mai stata fatta in Italia. L’ho fatto dal 2015 al 2017. È la storia di un insegnante di logopedia che va ad insegnare in un istituto di sordi. Lì c’è una ragazza che non vuole imparare a parlare. Quando nasce l’amore tra lei e questo professore, i due devono trovare un modo per comunicare.

Questa storia, bellissima, mi ha dato modo di conoscere il mondo dei sordi e la loro lingua, che ho studiato per due anni prima dello spettacolo. Sono entrato in punta di piedi in un mondo che non conoscevo e ho scoperto delle persone meravigliose che mi hanno aiutato a capire cosa c’è dietro la sordità. Sono entrato in contatto con un modo bellissimo di espressività, con un punto di vista diverso sulle cose.

Tra l’altro è stato bello perché, dovendo andare in scena con la lingua dei segni, in teatro sono venuti tanti sordi, che di solito non vengono perché non capirebbero nulla. È stato quindi meraviglioso vedere spettatori non udenti e udenti emozionarsi insieme. Il regalo più bello che mi abbia fatto questo lavoro.

Ci sono dei progetti futuri?

Per il momento i teatri sono chiusi. Progetti ce ne sono sempre: farò delle letture e altre cose. Anche se in questo momento, dopo due anni e mezzo di Paradiso dove sono stato anche in teatro con vari spettacoli, sto ritrovando una quotidianità più lenta. Voglio ritrovare il gusto di fare una passeggiata, ad esempio.

In Collaborazione con Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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Giorgio Lupano
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