Un Posto al Sole, Giorgio Borghetti a Tv Soap: “Fabrizio Rosato sta prendendo tutta un’altra strada”

Giorgio Borghetti
Giorgio Borghetti

Fa parte dal 2019 del cast di Un Posto al Sole grazie al ruolo di Fabrizio Rosato, marito di Marina Giordano (Nina Soldano) e “rivale” di Roberto Ferri (Riccardo Polizzy Carbonelli). Parliamo di Giorgio Borghetti, attore molto noto al pubblico televisivo italiano. Noi di Tv Soap l’abbiamo intervistato per fargli alcune domande sulla sua esperienza nella soap e non solo. Ecco che cosa ci ha detto.


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Un Posto al Sole: Tv Soap intervista Giorgio Borghetti (Fabrizio Rosato)

Ciao Giorgio, benvenuto su Tv Soap. Dal 2019, interpreti Fabrizio Rosato in Un Posto al Sole. È un personaggio che ti piace?

Sì, mi piace molto. Sopratutto adesso, che è ritornato a Napoli. Ha comunque un altro spessore; nonostante le difficoltà ha un approccio diverso anche nei confronti di Marina e di Ferri. Non è più quel personaggio apparentemente debole per quelle che erano state le sue storie, le sue vicissitudini personali e di vita. Adesso sta prendendo tutta un’altra strada. Fabrizio mi è sempre piaciuto molto, ma ora ha una visione più a 360°.

Esatto, mentre in precedenza era legato maggiormente a Marina.

Legato a Marina, alla sua gelosia nei confronti di lei. Adesso, il rapporto con lei è senz’altro più maturo.

Non possiamo svelare molto sul futuro di Fabrizio. Anche se con l’arrivo dell’ex fidanzata Giorgia, prima della pausa estiva, si è intuita un po’ quella che potrebbe essere la sua storyline…

Proprio per questo, parlando di Fabrizio, ho detto che si avrà di lui una visione più a 360°. Gli è stata data una storia con un pregresso. Evidentemente Rosato sta piacendo e, magari, potrà avere degli sviluppi all’interno della serie.

Da attore, immagino che tifi per Fabrizio e Marina, no?

Certo. Anche se, da attore, tifo qualcosa se c’è una storia da raccontare. Essere legato a una protagonista, ti consente di rimanere. Le dinamiche della soap sono queste. Poi noi attori siamo nelle mani degli autori e di chi scrive. Nel caso dell’ingresso dell’ex Giorgia Marelli, Giorgio ha quella visione più completa che mancava. Prima era un po’ a senso unico, anche se Ferri intralciava sempre il suo cammino.

Beh, anche perché quando si parla di Marina è impossibile non menzionare Roberto Ferri…

Ovviamente. Qualche giorno fa stavo vedendo su Instagram gli albori, probabilmente il primo incontro tra Ferri e Marini. Erano bellissimi. Da attore, è bello far parte di una soap che è la storia della televisione italiana. Un po’ come Nino Castelnuovo che salta la staccionata. È figo.

Che riscontro hai sui social? Fabrizio è apprezzato?

Su Instagram ci sono due correnti di pensiero legate a Marina. C’è chi vuole comunque far proseguire la storia con Ferri e chi si è un po’ scocciato della minestra riscaldata e vuole la novità, rappresentata da Fabrizio. Quest’ultimo è sicuramente apprezzato dai secondi. Chi è legato al passato, si fa delle domande. Ma questa è la bellezza di poter dire la propria opinione, ovviamente se fatta in modo educato.

Tuttavia, mi sono reso conto di quanto Fabrizio fosse apprezzato sopratutto nel periodo in cui non era in scena, esattamente come Marina. Così come è successo a Nina, anche a me in tanti chiedevano se e quando saremmo tornati.

D’altronde non si capiva se Marina e Fabrizio sarebbero tornati oppure no. C’era un po’ di tensione. La Giordano è un volto rappresentativo di UPAS. Ci sono state delle polemiche. Ma, in fondo, tutto fa parte del gioco…

Sì. Sicuramente. Hanno preso questa decisione di far uscire i personaggi per creare un po’ di aspettativa. E quello è successo. Il rientro dei due è stato proprio col botto.

Il set di Un Posto al Sole è stato il primo dove sei ritornato dopo l’arrivo del Covid? Com’è stato adattarsi alle nuove misure?

Esatto. I primi giorni di set sono stati un po’ drammatici perché tutto quel timore che si era respirato, inevitabilmente, ognuno di noi l’ha portato sul set. Ovviamente, mantenevamo tutte le distanze e i protocolli da seguire. Ma le storie da raccontare dovevano essere d’amore, d’amicizia, di famiglia. Una vicinanza che in teoria dovrebbe esserci, ma che tu non puoi trasmettere. Umanamente non puoi fare trasparire dal tuo volto quelle che possono essere le tue preoccupazioni.

Perché comunque hai davanti uno che è senza mascherina che magari può infettarti, se pur controllato e tamponato. I primi giorni sono stati difficili per tutti. Alla fine, ci si abitua però ai cambiamenti. E devo dire che UPAS, la Rai e la Fremantle ci hanno messo nelle condizioni di poter lavorare in tutta tranquillità e sicurezza.

Nel tuo curriculum d’attore ci sono diverse soap tra cui Ricominciare e CentoVetrine. Menzione d’onore poi a Incantesimo.

Ricominciare è stata una delle prime soap. L’abbiamo girata tutta alla Videa e pure lì c’era Nina Soldano. Incantesimo non la definirei una soap, anche se in seguito lo è diventata. Era girata in pellicola. La identifico come un vecchio sceneggiato, come quelli di Anton Giulio Majano. C’erano grandi attori, come Warner Bentivegna, Paola Pitagora, Giuseppe Pambieri. Era una proposta diversa, più ricca, con delle location vere e dove venivano investiti tantissimi soldi.

Con CentoVetrine, invece, mi sono messo nelle mani di Daniele Carnacina, che qualsiasi soap tocca la fa diventare vincente. Basti vedere adesso con Il Paradiso delle Signore. È stata una vera e propria industria, fatta con operai altamente qualificati, perché altrimenti il prodotto viene male. Anche a CentoVetrine c’erano dei bravissimi attori. Alcuni, forse, erano meno bravi. Ma il livello dev’essere in generale sempre alto, altrimenti non porti il prodotto a casa.

Ad esempio, in Un Posto al Sole portiamo a casa 20/22 minuti al giorno. Se non hai le persone che viaggiano produttivamente e così via non si va da nessuna parte. Si deve creare il classico gioco di squadra, sia davanti e sia dietro la telecamere. Dev’essere un meccanismo perfettamente oliato.

E a livello di popolarità, quali personaggi – indipendentemente dalle soap – pensi abbiano influenzato maggiormente la tua carriera?

Senz’altro Michele Massa di Incantesimo. E’ stato il mio primo ruolo da protagonista, al fianco di Vanessa Gravina (che interpretava Paola Duprè). Eravamo la coppia della quarta stagione, che è subentrata a quella portata in scena da Valentina Chico e Alessio Boni. Sono legato a Michele perché mi ha fatto conoscere dal grande pubblico. Incantesimo era davvero seguita, in prima serata sulla Rai. La gente non usciva per vederla.

Poi ci sono state Carabinieri e La Figlia Di Elisa – Ritorno a Rivombrosa…

Ne La Figlia di Elisa mi sono divertito. Il Capitano Lorenzo Loya è uno di quelli che mi è piaciuto di più interpretare. Ero cattivo, spietato. Era bello e divertente interpretarlo. Ho fatto un lavoro pazzesco su quel personaggio: sono stato proprio cattivo, non ho fatto il cattivo. È differente, se ci pensi, fare qualcuno o essere qualcuno. La soddisfazione, per questo, è stata maggiore.

Al tuo fianco in quella fiction c’era poi Anna Safroncik, la spietata Vittoria.

Sì. Il mio personaggio aveva una parte nera, legata a Vittoria. Al tempo stesso cerca di rinascere, risorgere e trovare la luce in Agnese, la figlia di Elisa (interpretata da Sarah Felberbaum). Lei rappresentava la parte pura di Loya. Cercava di andare verso la purezza, ma veniva portato negli inferi da Vittoria.

È una fiction che porto nel cuore anche per l’ambientazione nel passato. Cavalli, carrozze e così via. Qui devo citare Stefano Alleva, il regista straordinario, bravissimo e coltissimo. Ha fatto La Squadra e tanti altri prodotti di successo. Ho lavorato davvero meravigliosamente con lui.

Chiuderei questa chiacchierata con un’ultima domanda. A quali progetti futuri ti stai dedicando attualmente?

In questo momento sto andando al Lucania Film Festival perché il mio cortometraggio, Captain T – La condanna della consuetudine, è in proiezione. È diretto e scritto da Andrea Walts e lo abbiamo co-prodotto in pieno periodo di pandemia con tutte le difficoltà del caso che ci sono state. Stiamo andando in giro per tutti i Festival d’Italia e non solo, visto che a fine agosto saremo anche a Lisbona al Festival del Portogallo.

Il mio progetto futuro sarà proprio questo: da questo cortometraggio, di cui Andrea e Giulia Brunamonti hanno scritto la sceneggiatura, realizzeremo un film. Ovviamente, tale progetto sarà accompagnato sempre da Un Posto al Sole. Inoltre, ci sarà una tournée teatrale che mi terrà impegnato nella prossima stagione invernale, ma del quale non posso ancora parlare.

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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