Fosca Innocenti, Giorgia Trasselli a Tv Soap: “Bice vuole un bene immenso a Fosca, la protegge da quelli che considera dei veri e propri pericoli”

Giorgia Trasselli, Bice in FOSCA INNOCENTI
Giorgia Trasselli, Bice in FOSCA INNOCENTI

Il grande pubblico televisivo la ricorda per il ruolo della tata di Casa Vianello ma, per una bella coincidenza del destino, in queste settimane è Bice, la tata di Fosca Innocenti, la protagonista dell’omonima serie tv interpretata da Vanessa Incontrada. Un’esperienza che è piaciuta tantissimo a Giorgia Trasselli, che spera di tornare sul set per girare la seconda stagione della fiction attualmente in onda su Canale 5.


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Tra l’altro, oltre alle varie tournée teatrali, dal 4 marzo è disponibile Scusi, lei ha fatto teatro?, il libro scritto a quattro mani da Giorgia con Massimiliano Beneggi e che racconta il percorso artistico dell’attrice (e non solo), proprio come ci ha svelato in questa intervista concessa al nostro sito.

Fosca Innocenti: intervista a Giorgia Trasselli (Bice)

Salve Giorgia, benvenuta su Tv Soap. Partiamo da Fosca Innocenti, dove interpreta la tata Bice. Come si è trovata in questa produzione e che cosa le piace di questo personaggio?

Mi sono trovata molto bene. È un bellissimo prodotto. Tra l’altro, adoro e stimo moltissimo Vanessa Incontrada, la protagonista. Sono stata molto felice di lavorare accanto a lei. Per quanto riguarda Bice, è una sorta di madre per Fosca, che ha perso la sua mamma da piccola e in seguito anche il papà, seppure in tempi più recenti.

Insomma, Fosca è sola e fa un lavoro molto importante e pericoloso. Ha soltanto Bice che è praticamente la sua tutrice. La segue in ogni cosa che fa, le vuole un bene immenso e la protegge da quelli che considera dei veri e propri pericoli. Bice è una donna contadina pratica, caparbia e volitiva. Per questo, mi piace come personaggio. È molto diversa da quella che poteva essere la tata di tanti anni fa che ho interpretato in Casa Vianello. Sono due ruoli che non hanno nulla in comune. E questo ci tengo a precisarlo perché è vero, è scritto.

Non so se il mestiere in comune sia stato casuale, ma Bice è differente per tanti motivi. È la scrittura che cambia, così come la situazione.

Nelle prime tre puntate già trasmesse, la fiction è andata benissimo. Si aspettava tutto questo successo?

Uno spera sempre nel successo, nel fatto che una fiction piaccia e riscuota un certo gradimento. Siamo dunque felici del bellissimo successo di Fosca Innocente, che ha un bel cast. Siamo stati davvero tutti bene, soprattutto sul set della fattoria, che è quello dove Bice vive insieme a Fosca. Le location sono splendide ed Arezzo è meravigliosa.

Dal suo punto di vista, che cosa è piaciuto al pubblico della fiction?

Secondo me la presenza di Vanessa Incontrada, che è un’attrice molto amata. Così come Francesco Arca, che è un collega delizioso, amato e simpatico. E poi ci sono i luoghi dove si svolge, uniti all’originalità della serie, visto che non è ambientata nel classico commissariato con le pistole alla mano. Ovviamente, trattandosi anche di un poliziesco, avvengono dei delitti, delle cose brutte, ma in una cornice meravigliosa. Credo dunque che questi elementi siano piaciuti molto al pubblico. La storia nella sua semplicità ha dato il via ad un noir vissuto con la quotidianità della vita. È questo che, dal mio punto di vista, è stato motivo di gradimento da parte del pubblico.

È la prima volta che lavora insieme a Vanessa Incontra. Come si è trovata?

Sì, non ci eravamo mai incontrate ed è la prima volta che lavoriamo insieme. Vanessa è molto simpatica, ti mette subito a tuo agio.

Tornerebbe sul set per una seconda stagione di Fosca Innocenti qualora si girasse?

Assolutamente. Sarei felicissima se ci fosse una seconda stagione!

Il 4 marzo è uscito il suo libro, che si intitola “Scusi, lei ha fatto teatro?”. Com’è nata l’idea di raccontarsi?

In realtà, a me la voglia di raccontarmi non era passata per la testa. Grazie all’insistenza, alla tenacia e all’idea geniale che ha avuto Massimiliano Beneggi, che mi fece un’intervista sullo spettacolo anni fa, è venuta fuori questa proposta, alla quale io inizialmente dissi di no. Ma alla fine, vista anche la sua pazienza e tenacia, come dicevo, ho accettato. A patto che fosse scritto a quattro mani, perché io non sapevo appunto in che modo andasse scritto un libro.

Massimiliano ha studiato filosofia ed è molto preparato sulla televisione e sul teatro. È così venuto fuori un lungo racconto partendo dal personaggio che mi ha dato così tanto successo e notorietà, ossia quello della tata in Casa Vianello, per arrivare a parlare del teatro. Sono anche emozionata per l’uscita del libro, non lo nascondo.

Com’è strutturato il libro?

Nasce come una lunga intervista partendo dalla situation comedy di Casa Vianello per arrivare poi a parlare di me. Mescola un po’ la mia vita con la carriera e con il lavoro. Ha assunto una forma molto leggera e spero gradevole: non è presuntuosa, né pedante o pesante, cosa da cui rifuggo. Non amo la pesantezza delle cose. E credo che questo libro esprima questo, anche per parlare dell’importanza del teatro e del mestiere in generale.

Mi riaggancerei alla frase che ha appena detto: qual è l’importanza del suo mestiere?

Quando si dice che non si vive di solo pane, in realtà, è abbastanza vero. Nel senso che abbiamo necessità di poter godere dell’arte in generale, non soltanto del teatro e del cinema. Dobbiamo godere dell’arte a 360 gradi: leggere un libro, vedere uno spettacolo di teatro, andare in una sala cinematografica. L’essere umano, in fondo, ha necessità di un racconto e di essere rappresentato.

Il mestiere dell’attore serve sicuramente a raccontare una storia, un qualsiasi evento di cui siamo tutti protagonista nella vita, nella cronaca di tutti i giorni. Nello stesso tempo però, e qui prendo come spunto una riflessione di Gabriele Lavia che mi ha trovato d’accordo, è importante questo lavoro perché anche il pubblico si riconosce. Attraverso il racconto in scena di un attore, il pubblico in sala si sente guardato, si sente riconosciuto dal teatro stesso. Lo sguardo di questo lavoro va oltre il semplice: “che bello”.

L’attore diverte. E divertire, in latino, significa “spostare l’attenzione da una cosa all’altra“. Che sia una commedia, una tragedia o una semplice favola, è necessario riconoscersi oppure no. Uscire da una sala o da un racconto televisivo con qualcosa in più, con un elemento che magari prima non c’era. Qui sta per me l’importanza di questo mestiere.

Anche perché chi vede uno spettacolo può immedesimarsi e riflettere, no? Discostarsi, magari, da atteggiamenti sbagliati che non condivide di un determinato personaggio…

Esattamente. L’arte della recitazione porta alla riflessione, dove ci si può riconoscere o meno. Si può essere addirittura guardati, osservati da chi sembra che tu stia osservando. In realtà è come se l’attore, in scena, osservasse te spettatore che sei lì in sala. In un certo senso, il teatro ha questa funzione catartica di cambiare, di modificare, di rivoluzionare. Possono sembrare dei discorsi giganteschi ma, se andiamo a vedere bene, tutto quello che è avvenuto nei nostri tempi, anche in quelli recenti, è questo che è avvenuto.

Penso che l’attore, il regista, chi fa questo lavoro, abbia una grossa responsabilità anche nei confronti del pubblico, della cultura in genere.

Negli ultimi due anni, causa pandemia, questa espansione della cultura è stata un po’ limitata. Immagino che anche lei, da attrice, non abbia passato un bel periodo, giusto?

Certo, siamo stati tutti quanti molto penalizzati. Il lavoro del teatro, del cinema, della musica è stato fortemente penalizzato dalla pandemia. Il nostro settore è uno di quelli che ha sofferto maggiormente, se vogliamo dirlo, senza togliere nulla agli altri.

D’altro canto, le dirò che anche il pubblico ha sofferto. Adesso, che sono ancora in tournée con Lello Arena in Parenti Serpenti con la regia di Luciano Melchionna, ci capita di vedere che il pubblico è felice, contento. Dopo mesi di pandemia, ha il desiderio di ritrovarsi insieme. Non è solo questione di “tornare alla normalità” ma vuole godere ancora di un racconto, che esso sia teatrale, cinematografico o televisivo. È un evento andare insieme al teatro, al cinema. E noi notiamo, in tournée, che ultimamente c’è una gioia superiore. È come riacquistare questo tipo di libertà, di godimento.

Visto che l’ha citata, come sta andando la tournée di Parenti Serpenti?

Molto bene! Stiamo recuperando, intanto, delle città e delle piazze che avevamo perso col sopraggiungere della pandemia. Sta andando molto bene. Anche se ogni due giorni (come da decreto) ci si deve tamponare, lo facciamo molto volentieri. Vedere di nuovo i teatri pieni ci dà una gioia. Domenica scorsa, ad esempio, ero a Roma, al Teatro Marconi, con Indagine su Alda Merini. Mi venivano le lacrime di gioia nel constatare che in uno spettacolo complesso e difficile su questa poetessa meravigliosa, le persone fossero tantissime. Abbiamo dovuto aggiungere anche delle sedie. Questo mi ha dato una carica fortissima.

Il suo amore per la recitazione, del resto, è nato proprio dal teatro. Ha voluto fare l’attrice fin da bambina?

Per forza, è da lì che nasce tutto. Ho frequentato scuole e corsi all’università, naturalmente. Il teatro è comunque il motore di tutto, è da lì che nasce tutto. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, da bambina mi dicevano che ero esuberante con le mie poesie e canzoni. E così, pian piano, si è formalizzato questo desiderio di essere attrice.

L’abbiamo già detto più volte. È stata la tata di Casa Vianello. Un personaggio che le ha dato grande notorietà nel pubblico televisivo. Che ricordi ha di quel periodo?

Il ricordo è meraviglioso; mi sento ancora baciata dalla fortuna, che non è mai tanto casuale perché l’incontro è stato molto professionale, che è la cosa che gradisco e mi è piaciuta di più. Il ricordo di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello è sempre vivo, non solo per le costanti repliche televisive ma perché lo sento dal pubblico. In tanti, quando finisco uno spettacolo, le persone mi riconoscono, anche se ho tutto il trucco e il parrucco diverso.

Mi accolgono con gioia e il ricordo, in generale, non potrebbe essere che meraviglioso. Non saprei cosa dire di più. D’altro canto, a Sandra e Raimondo hanno voluto bene pure quelli che non li hanno conosciuti personalmente. È sempre una grande emozione, per me, quando ancora li vedo attraverso lo schermo. Sono grata alla vita per avermi dato la possibilità di conoscerli e stare vicino a loro.

Ed escludendo quello interpretato in Casa Vianello, tra i tanti lavori che ha fatto c’è qualche altro personaggio che le è rimasto nel cuore?

Non posso dimenticare Federica de La Vita è Gioco di Alberto Moravia con la regia di Melchionna. Così come Gardenia – Sette Giornate e un tramonto con la regia di Vanessa Gasparri, dove venne la signora Agnese Borsellino a salutarmi e a portare dei fiori in scena dopo che aveva avuto l’ictus (in seguito al maxi processo per il marito Paolo). Mi viene da piangere al ricordo. Non potrei mai dimenticare questa cosa molto importante.

La saluto con un’ultima domanda. Ci sono altri progetti in ballo?

Sì, dovrei fare uno spettacolo: Matilde di Andrea Bizzarri, con la regia di Giancarlo Fares. E poi speriamo in un po’ di vacanze.

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione