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Un posto al Sole, Andrea Sannino: “Poter interpretare me stesso è stata una vittoria”

Andrea Sannino

La sua Abbracciame è diventata il simbolo di questo periodo segnato dal Coronavirus. Stiamo parlando del giovane cantante Andrea Sannino, che, poco tempo fa a Un Posto al Sole, ha interpretato se stesso per qualche puntata.


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Un’esperienza sul set indimenticabile che ha portato alla luce un’altra passione di Sannino, quella per la recitazione. Prima del sorgere dell’emergenza, Andrea era infatti impegnato con le prove per uno spettacolo su Renato Carosone.

Un posto al sole: Tv Soap intervista ANDREA SANNINO

Ciao Andrea, benvenuto su TvSoap. Io partirei dalla tua esperienza in Un Posto al Sole, dove sei stato guest per tre episodi. Come ti sei trovato?

Anche se breve, è stata un’esperienza intensa. Io stesso guardavo la soap da ragazzino e la mia famiglia ne è tuttora appassionata. Finirci dentro da protagonista, interpretando me stesso, è stata una vittoria, una gran bella cosa!

Come sei stato accolto?

Molto bene, devo dire. La maggior parte dei membri del cast erano già miei amici, tifosi della mia canzone Abbracciame. È stata un’occasione per portare il mio brano nella soap opera che, per me, è la più amata d’Italia. Va avanti da oltre vent’anni. Gli autori sono stati contenti nello scrivere una scena ad hoc per farmi cantare il mio pezzo. Resterà sicuramente tra le cose più belle che ho fatto.

Sei stato inserito in una storyline giovanile, quella di Alex e Vittorio

Sì, Maria Maurigi e Amato D’Auria sono due attori bravissimi. Permettimi di citare anche Ludovica Nasti, che è davvero una bambina prodigio.

Veniamo alla tua passione per il canto. Quando è nata? Perché tu prima hai fatto teatro, giusto?

Esatto, vengo prima dal teatro. La passione per il canto è la prima che emersa in me fin da bambino, ma le prime volte che ho calcato il palcoscenico è stato per una rappresentazione teatrale. Il teatro è stato un apripista per il mondo dello spettacolo, che adesso vivo. Le mie prime esperienze lavorative e la mia stessa formazione provengono da lì. La discografia, e non la musica, è arrivata dopo. Quando ho pubblicato il primo album avevo 28 anni. Ne avevo fatto già un altro nel 2009, ma identifico come il vero primo album quello che contiene il singolo Abbracciame, uscito nel 2014.

Sei contento del successo di Abbracciame?

È senz’altro un periodo molto particolare in Italia, data l’emergenza Coronavirus. Però è bello pensare che la mia figura è collegata a qualcosa di positivo, come la speranza che hanno gli italiani di dimenticare ben presto questo brutto momento. È un motivo di grande orgoglio per me. Grazie al mio brano, si sono aperte le porte di varie trasmissioni televisive, come Domenica In di Mara Venier.

Canto a parte, ti piacerebbe anche ritornare a recitare?

Certamente. Prima che scoppiasse l’emergenza, avrei dovuto interpretare Renato Carosone in un musical. Il 6 marzo eravamo pronti in teatro per l’allestimento. Avevo una grande voglia di ritornare in teatro, tant’è che ho accettato questo ruolo con grande onore e responsabilità. Poi la vita ci ha fermato. Spero di riprendere questo meraviglioso omaggio che avremmo dovuto fare ad un grande artista napoletano che ha portato la musica nel mondo come Renato Carosone. Me lo auguro davvero.

Hai citato il Coronavirus. Sicuramente non è un bel periodo per il mondo dello spettacolo…

Come categoria professionale, il settore dello spettacolo è sicuramente tra quelle più colpite e meno tutelate. Nei vari programmi tv, sollecito spesso all’attenzione di chi ci governa la nostra categoria, non tanto per gli artisti ma per tutto il settore “maestranze” che ci lavora.

Ad esempio, anche in Un Posto al Sole, quando si gira una scena, a casa il pubblico vede soltanto gli attori, anche se in realtà dietro la telecamera ci sono centinaia di figure professionali che a loro modo sono fondamentali per mandare avanti la macchina di produzione. È un mondo che oggi è in crisi e che potrebbe avere problemi ad arrivare a fine mese, perché non sono artisti e non guadagnano chissà quanti soldi. Vanno tutelati come qualsiasi altra categoria del mondo del lavoro.

Sei preoccupato per il futuro del settore?

Ovviamente sì. Il nostro settore è quello che concentra più aggregazione possibile. È impensabile con questo clima e con queste regole mantenere il distanziamento sociale. Anche se si dovesse rispettare, diversi teatri non avranno i soldi per le produzioni. Se in un teatro che contiene 2000 posti fai entrare solo 500 persone, la cosa è problematica.

Spero che la normalità torni il più presto possibile. La normalità è fatta anche di concerti dove siamo gli uni accanto all’altro, a un centimetro di distanza. Sono più dell’idea che sia meglio fermare per un anno tutto il mondo dello spettacolo e poi riprendere alla grande, piuttosto che fare come è stato proposto.

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Come hai trascorso la quarantena?

Ho fatto il genitore a tempo pieno. A parte la musica e gli impegni lavorativi gestiti da casa, posso dirti che ho avuto più occasioni per stare con mia figlia, con mia moglie: gli affetti cari che vivo poco per via del mio lavoro, visto che sto anche tanto in viaggio. Soprattutto in estate, ogni giorno sono impegnato in un evento, in qualcosa da portare in scena, e ho pochissimo tempo per stare insieme alla mia famiglia.

L’aspetto positivo di questa quarantena è che ho potuto “vivermi” di più mia figlia, vederla crescere e giocare con lei. È piccolina, ha compiuto un anno il 14 aprile. Cercheremo in qualche modo di farle recuperare la festa.

Quali sono i tuoi passatempi preferiti?

Indubbiamente la cucina. Stare a casa per tutto questo tempo mi ha concesso di sbizzarrirmi tanto. Sono diplomato all’Istituto Alberghiero e ho sempre coltivato la passione per la cucina contemporaneamente alla musica. Mi piace cucinare, organizzare feste con gli amici. Questa è un’altra delle cose che mi è mancata in quarantena. Mi sono esercitato nel preparare delle ricette che prima non mi venivano tanto bene.

In collaborazione con Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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