Storia Di Una Famiglia Perbene, Vito Mancini a Tv Soap: “Salvo Straziota è una persona repressa”

Vito Mancini è Salvo Straziota in Storia di una famiglia perbene
Vito Mancini è Salvo Straziota in Storia di una famiglia perbene

È uno dei protagonisti di Storia Di Una Famiglia Perbene, la nuova fiction in onda ogni mercoledì sera su Canale 5. Parliamo di Vito Mancini, scelto per interpretare il cattivissimo Salvo Straziota. Un’esperienza, quella nella serie, che gli ha permesso anche di lavorare con Stefano Reali, un regista che ha sempre apprezzato.


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Noi di Tv Soap lo abbiamo intervistato per parlare di Salvo e non solo. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Storia di una famiglia perbene: Tv Soap intervista VITO MANCINI (Salvo Straziota)

Ciao Vito, in queste settimane ti stiamo vedendo su Canale 5 nel ruolo di Salvo Straziota in Storia Di Una Famiglia Perbene. Che cosa ci puoi dire di questo personaggio?

Come avete già avuto modo di vedere, Salvo è completamente immerso negli affari della sua famiglia, composta da contrabbandieri. Questa attività familiare era molto attiva in Puglia tra gli anni ’80 e ’90 e Salvo la condivide in qualche modo anche con i suoi due fratelli minori, Carlo (Alessio Gallo) e Michele, che fino ad ora è stato interpretato da Andrea Arru ma che da adesso in poi avrà il volto di Carmine Buschini.

Ad una prima impressione, Salvo sembra senz’altro il più cattivo e cruento, lo Straziota che si deve temere maggiormente. È sicuramente un criminale e si approccia alle persone che incontra come se fosse un vero e proprio “carro armato”, che tra l’altro è il suo soprannome. Si renderà protagonista di tanti episodi di violenza, di intimidazione. Questo però, dal mio punto di vista, è anche totalmente collegato a quello che Salvo nasconde, ossia la sua relazione omosessuale con Mezzafemmina (Kevin Magrì), che non deve assolutamente venire alla luce sia perché non rientra nei canoni del figlio di un boss malavitoso e sia perché qualora avvenisse perderebbe la credibilità agli occhi dei suoi familiari.

Come ti sei confrontato con questo aspetto di Salvo?

Penso che questa, in realtà, sia la sua maggiore caratteristica, quella da cui derivano tutti i suoi atteggiamenti controversi. Se si fa un’analisi più approfondita su di lui, Salvo ha tutti quegli aspetti tipici di una persona repressa. Deve reprimere una parte importantissima di lui legata all’emotività, alla sfera intima della sua sessualità. Per questo esprime la mascolinità anche al di sopra del dovuto. Non a caso, in Salvo c’è un vero e proprio contrasto. Ha dei comportamenti molto più deboli, rispetto all’uomo che vuole mostrare agli altri. Per via del contesto in cui è cresciuto, la sua omosessualità è da eliminare, non può accettarla. E da qui derivano anche i suoi problemi di tossicodipendenza. Da questo, è viziato anche il rapporto con Mezzafemmina, che è legato anche allo scambio di stupefacenti.

Quando mi sono interrogato su come portare in scena Salvo, ho deciso di partire proprio da questa sua repressione. Storia Di Una Famiglia Perbene è ambientata circa trent’anni fa, ma mi rendo conto che ad oggi la situazione, per ciò che concerne l’emancipazione e i diritti sociali, non è poi cambiata così tanto. Lo dimostra anche l’esultanza del Parlamento di qualche settimana fa per l’affossamento del DDL Zan. Sono stato davvero dispiaciuto di poter avere anche oggi, nel 2021, tanti elementi da cui partire per costruire Salvo, perché come attore cerco sempre di partire dal vissuto quotidiano per portare al pubblico un determinato personaggio.

La regia della fiction è di Stefano Reali. Come ti sei trovato a lavorare con lui?

Stefano Reali fa parte dei registi con cui sono cresciuto. Nella sua carriera è stato anche assistente alla regia di Sergio Leone, motivo per cui mi si è aperto davvero un mondo di ricordi quando ho lavorato con lui. Fondamentalmente perché C’era Una Volta in America è il film che mi ha ispirato ad intraprendere la carriera d’attore.

Di recente, ti abbiamo visto anche ne Le Indagini di Lolita Lobosco e Fino All’Ultimo Battito. Che tipo di esperienze sono state?

Riallacciandomi alla risposta di prima, anche Cinzia TH Torrini, che ha diretto Fino all’Ultimo Battito, fa parte di quei nomi con cui, da attore, ho sempre desiderato di collaborare. In quella fiction sono apparso soltanto tramite dei flashback, dato che ho interpretato il defunto marito di Bianca Guaccero. Ma sono stato comunque entusiasta di poter fare parte del cast.

Le Indagini di Lolita Lobosco aveva, invece, alla regia Luca Miniero, che è un professionista davvero speciale. Poi Luisa Ranieri, che interpreta Lolita, è un’attrice dalla caratura inestimabile.

Ci sono dei progetti futuri di cui puoi parlarci?

Sicuramente si sta muovendo qualcosa a livello teatrale, visto che sto preparando uno spettacolo che abbiamo intenzione di portare in giro all’inizio dell’anno prossimo. Tuttavia, mantengo il riserbo sulla questione. Un pizzico di scaramanzia non fa mai male.

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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