Un Posto al Sole, Tv Soap intervista Andrea Pacelli: “Mattia l’ho costruito sull’ambiguità”

Andrea Pacelli / Un posto al sole
Andrea Pacelli / Un posto al sole

Lo abbiamo visto fino a ieri sera (16 novembre) nei panni del rider Mattia, l’instabile aggressore di Susanna Picardi (Agnese Lorenzini) in Un Posto al Sole. Parliamo del giovane attore Andrea Pacelli, che ha ripercorso con noi la sua esperienza nella soap partenopea di Rai 3 in questa intervista esclusiva concessa a Tv Soap. Ecco che cosa ci ha raccontato.


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Un Posto al Sole: Tv Soap intervista Andrea Pacelli (Mattia Savelli)

Ciao Andrea, benvenuto su Tv Soap. In questi ultimi mesi, ti abbiamo visto in scena a Un Posto al Sole nel ruolo del controverso rider Mattia. Come ti sei approcciato a questo personaggio, che senz’altro verrà ricordato a lungo dai telespettatori della soap?

L’ho costruito sull’ambiguità. Esistevano due Mattia, un Dottor Jekyll e un Mr Hyde. Ma quando la pressione e l’esasperazione erano eccessive, a causa dei continui rifiuti e della mancanza di rispetto da parte degli altri, il suo lato nero usciva fuori in maniera visibile alle persone che avevano più a che fare con lui. C’erano dei temi sensibili che lo facevano scattare: il rifiuto, la mancanza di stima e il non essere scelto o capito. Spaventoso quando era oscuro, terribilmente pericoloso come una molla pronta a scattare, simpatico e tenero quando provava ad aprirsi. Non so se ci sono riuscito, ma è stata una bella sfida.

Mattia è passato da un estremo all’altro: da bravo e affidabile ragazzo è diventato un vero e proprio aggressore seriale, in primis per la sua incapacità nell’approcciarsi con le donne. Hai avuto delle difficoltà per dare vita a tutte le sue sfumature?

La difficoltà più grande era rendere credibili i suoi repentini cambi di umore e lì mi aiutava pensare a una multi-personalità. Però devo dire che la cosa più difficile era riuscire a non farlo mai esplodere, se non in due momenti della soap: cercare di lavorare sulla contenzione.

Per settimane, nessuno ha sospettato di Mattia come aggressore di Susanna. Te lo aspettavi oppure credevi che il suo coinvolgimento venisse fuori prima?

Credevo sicuramente che la storia durasse meno, ma invece ho apprezzato come hanno veicolato i sospetti sui vari indiziati. Gli ultimi due, Pasquale e Mauro, mi avevano quasi fatto pensare che avevo una possibilità di essere innocente. Ero arrivato a credere che forse erano stati loro, nonostante avessi già girato le scene in cui colpivo Susanna.

Che esperienza è stata quella all’interno di Un Posto al Sole? Come ti sei trovato sul set?

Al contrario di Mattia, ho ricevuto tanto affetto e rispetto e ci sono molte persone che rimarranno per sempre nel mio cuore. Tra il costume e la redazione avevo ormai una seconda casa e poi Luciano Nozzolillo mi ha aiutato passo dopo passo. Tutti i registi mi hanno aiutato a orientarmi in quel particolarissimo set. In particolare, Bruno Nappi è stato capace di farmi girare delle scene difficilissime per me in delle tempistiche brevissime, facendomi sempre sentire protetto.

I tempi sono completamente diversi dal cinema o dal teatro. Non è un set come gli altri, è una palestra. È stato divertentissimo quanto difficile comprendere il funzionamento di quel meccanismo.

Ci sono dei colleghi con il quale hai legato maggiormente?

Ho legato in modo diverso con tutti, ma davvero tutti. Le persone lì ti danno tantissimo, non puoi sentirti isolato. Le persone in redazione e ai reparti sono state sempre affettuosissime con me e tutt’oggi quando le incontro è una festa.

Mi hanno colpito anche colleghi con i quali ho girato poco, alcuni della vecchia guardia come Peppe Zarbo, Patrizio Rispo, Luisa Amatucci e Riccardo Polizzy Carbonelli perché hanno un entusiasmo, una professionalità e una simpatia unica.

E poi devo scusarmi con Luca Turco, poiché prima ho picchiato la fidanzata della soap (Susanna) e poi ho dovuto stalkerare quella che nella realtà è la sua ragazza (Rossella, Giorgia Gianetiempo)!

Gli attori e le attrici con cui ho legato di più sono quelle con cui mi sono scontrato nella serie. Con Agnese Lorenzini (Susanna) ho sentito subito un buon feeling. Ero spaventatissimo di girare le scene con lei ma, quando è arrivata con la sua bella energia, mi ha fatto sentire molto più tranquillo. Ho pensato “possiamo farcela”. Francesco Vitiello (Diego) è di una simpatia e una bravura che non si può raccontare. È una di quelle persone che fa sempre piacere incontrare. È stato bellissimo girare con lui. E poi c’è il buon Crovi (Mauro Racanati) con cui tutt’oggi mi capita di scherzare. Ma, ripeto, sono tutti fantastici, dal cast allo staff.

Dal tuo punto di vista, perché la soap è così seguita e amata dal pubblico da 25 anni? Che cosa ne ha decretato l’enorme successo?

Credo che il suo successo sia legato non solo ai temi variegati che affronta ma anche ai valori che veicola. Io l’ho capito parlando con un mio amico che non vive più in Italia e continua a guardare Un Posto al Sole a cena con la sua ragazza. Questa soap, che ormai è molto più vicina a un real drama proprio per le tematiche che racconta, significa tante cose per i milioni di italiani che la vedono ogni giorno: famiglia, la cena tutti insieme, la casa quando si è lontani, il mare per chi non può più vederlo ogni giorno, amicizia, gioco… È la serie che si guardava a casa con i genitori o con i nonni e gli zii, che alcune volte ci sono ancora e ti chiamano per raccontarti cosa è successo e altre volte purtroppo non ci sono più. Così diventa anche un mezzo per ricordare o per scherzare con gli amici. È legame.

Quando è nata in te la passione per la recitazione? In che momento hai deciso di fare l’attore?

È nata in un vuoto. In un momento di ricerca di libertà e vitalità. Non mi sentivo libero da nessuna parte come lo ero nella sala del laboratorio teatrale che frequentavo: oltre “la linea della realtà” dove i problemi non esistono più e le persone non hanno più un passato o un futuro, e vale solo quello che c’è. Pensavo di vivere tutte le vite possibili facendo l’attore, poi ho capito che ne avrei vissuta solo una… che è la vita dell’attore. Viaggi, divertimento, scoperta, sacrifici, instabilità, pazienza e nervi saldi. La risceglierei altre mille volte.

C’è un attore a cui ti ispiri? Un regista con cui vorresti lavorare?

L’attrice a cui mi ispiro come persona e come professionista è Elisabetta Pozzi. È sempre un dono vedere come si approccia ai testi, come usa il corpo e quanto lavora ogni giorno. Mi fa sempre capire quanto devo studiare e quanto devo lavorare se veramente voglio fare questo mestiere. Quando penso a un ideale di attore penso sempre a Gianmaria Volontè, che è… quello che è. Nel contemporaneo studio con passione le interpretazioni di Elio Germano e del grande Lino Musella.

I registi con cui vorrei lavorare sono diversi. In teatro mi interessa molto il lavoro di Alessandro Serra e di Filippo Dini, in questo momento. Al cinema ho avuto già la fortuna di lavorare, con piccoli ruoli, con dei registi che ammiro molto come Taviani, Muccino, Marengo. Ma sarebbe un sogno partecipare ad un film di Sorrentino, anche come ciakkista, o di Gianni Amelio, che sono dei grandi riferimenti. Tra i registi giovani, sarebbe magnifico incontrare il promettentissimo Mainetti o i Fratelli D’Innocenzo.

Forse non tutti sanno che sei anche un musicista e un ballerino. Parlaci meglio di queste altre passioni.

Ho iniziato a studiare da piccolo a Mind The Gap, che è una scuola di Musical. L’obiettivo della scuola era quello di creare degli attori completi, come gli attori inglesi, che sono duttili e capaci di ballare e cantare all’occorrenza. Ovviamente io non ero assolutamente un attore duttile e tanto meno capace di cantare o di ballare (a stento camminavo), sembrava impossibile farmelo fare su un palco. Allora ho iniziato a studiare. Il lavoro sul corpo è stato duro, ma in questo una parte l’ha avuta anche la scuola di mimo fatta con Michele Monetta. A 18 anni poi sono riuscito a debuttare in una compagnia professionale come cantante ballerino.

Per il canto, oltre a Grazia Ricciardi e Francesca della Monica, mi hanno aiutato le mie docenti in accademia, all’INDA, e – grazie a questi studi – ora con la compagnia con cui lavoro facciamo canto polifonico, composizione e riduzione cantata dei classici.

Musicista proprio no, tranne in uno spettacolo che ho fatto di recente dove suonavo il triangolo, ma non basta a qualificarmi così. Che spasso.

Hai altri hobby o passioni?

Sono da anni appassionato alla fotografia e al videomaking, che pratico per passione o per creare materiale promozionale per gli spettacoli o i festival con cui collaboro, e amo tanto la giocoleria e il circo. Però tra lo studio e il lavoro ho sempre meno tempo purtroppo.

C’è qualcuno di speciale nel tuo cuore?

No, attualmente evito.

Ti saluto con un’ultima domanda. Ci sono altri progetti ai quali ti stai dedicando in questo periodo?

Oltre a continuare a studiare, questa settimana ho uno spettacolo a Milano. Stiamo lavorando su due spettacoli: uno in cui sono aiuto regista che si chiama “Gli amori ridicoli”, che speriamo di far girare, e un altro in cui sono attore protagonista che si chiama “Terminal Bar”, che stiamo cercando di produrre con la nostra neonata associazione “V.A.N. Verso altre Narrazioni” (e siamo in cerca di altri enti produttivi). E poi ci sono tanti altri progetti per l’anno nuovo, ma tempo al tempo.

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

Andrea Pacelli
Andrea Pacelli

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