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GOMORRA 2: intervista a ANTONIO CICCONE

Antonio Ciccone (Gomorra 2)
Antonio Ciccone (Gomorra 2)

Siamo qui con Antonio Ciccone, new entry del cast di Gomorra 2, al quale abbiamo fatto alcune domande sulla serie che ha già riscosso grande successo in occasione delle primissime puntate.

Salve Antonio, sei attualmente in onda su Sky Atlantic con Gomorra 2; com’è nata la tua collaborazione con la serie?

La mia collaborazione è nata facendo un provino col regista di Gomorra, Stefano Sollima; la selezione prevedeva tre step, ma già dal secondo provino mi fu assegnato il personaggio da interpretare.

Fai parte del clan di Don Pietro Savastano, qual è il tuo ruolo?

Io sono “a lince”, un animale furbo e dagli occhi verdi. Io sono un po’ così, ho gli occhi verdi e un viso pulito, senza barba; è per questa somiglianza col felino, che poi è anche il mio soprannome, che Stefano mi ha scelto.

Quanto ti rispecchi nel tuo personaggio? Ci sono delle analogie tra voi due?

Moltissimo. Anche per quanto riguarda le scene, direi che sono uno che gioca molto con gli sguardi, con la gestualità. Anche in Gomorra il mio ruolo è fondato essenzialmente su sguardi e azioni verbali; fortunatamente non sono coinvolto in scene di conflitto a fuoco. Ride (ndr)

Com’è stato girare Gomorra 2? Può raccontarci qualche aneddoto sul set?

Quello che mi è rimasto maggiormente impresso riguarda una scena del dodicesimo episodio, girata nel cimitero di Poggioreale. Avevo portato da casa un pranzetto succulento preparato da mia moglie e del vino, condiviso con un mio collega. Non sapevamo però che di lì a poco avremmo girato una scena in cui bisognava correre su una salita. Inutile dirti le risate per la situazione.

Hai guardato le prime puntate di Gomorra 2?

Certo che sì. E ho cercato di guardarle soprattutto con occhio critico. Direi che sceneggiatori e regista hanno ripreso, a giusto merito, la narrazione lì dove si era conclusa, affinché lo spettatore potesse comprendere sia il punto di visto di Ciro che i rapporti tra Genny e il padre.

Tu sei un personaggio di Gomorra 2, ma hai guardato anche Gomorra 1? Se avessi potuto scegliere da che parte schierarti, quale personaggio avresti voluto interpretare?

Avrei scelto sempre il clan di Don Pietro, visto che è il motore da cui parte tutta la serie. È il personaggio che ben incarna la vecchia camorra, quella di tanti anni fa.

Pensi che Gomorra possa metter in cattiva luce la città di Napoli? Qual è la chiave di lettura per una corretta interpretazione?

Indubbiamente nella nostra città vi sono aspetti positivi e negativi, ma non si può accusare Gomorra di aver rovinato Napoli. È quello che purtroppo si vive in tutta la città, ma vorrei dire una cosa importante: la produzione di Cattleya ha dato lavoro a moltissime persone di Scampia e di paesi limitrofi. Anche io ho un episodio che mi è rimasto impresso quando girammo nelle Vele di Scampia; mi si avvicinò un bambino di dieci anni chiedendomi: “Tu sai sparà?” e io gli risposi che sapevo farlo per finzione, ma non nella realtà. La piccola creatura ribadì: “Ora ti faccio vedere io come si spara”. Inutile dirvi che rimasi basito, immaginando cosa vi fosse alle spalle del ragazzino. È per questo che abbiamo voluto indirizzarlo verso qualcosa di positivo, pulito, qualcosa che gli desse un’opportunità: il mondo del cinema.

Intervista a cura di Annamaria Minichino

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