Renata Anzano, produttore esecutivo di Un posto al sole. Foto di ROSARIO DI FIORE
Renata Anzano, produttore esecutivo di Un posto al sole. Foto di ROSARIO DI FIORE

Un posto al sole: Tv Soap intervista RENATA ANZANO, produttore esecutivo della soap

Oggi ospitiamo sulle pagine di TvSoap.it Renata Anzano, una figura molto importante all’interno di Un posto al sole: è infatti il produttore esecutivo della soap partenopea di Rai 3 ed è tra l’altro presente sin dalla prima stagione. Un’ottima occasione per conoscere qualche segreto in più della fiction che da anni ci fa compagnia tutte le sere e per capire anche com’è cambiata negli anni. Ecco dunque cosa ci ha raccontato Renata, che ringraziamo per il tempo che ci ha concesso.


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Benvenuta su Tv Soap. Sei produttore esecutivo, in cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Il lavoro del produttore esecutivo riguarda tutti i settori. C’è da organizzare le riprese dalla fase iniziale della scrittura, avendo uno stretto contatto con gli scrittori e gli autori, valutando quello che si può fare e non fare (anche se, devo essere sincera, loro sono bravissimi e sanno già cosa possiamo permetterci), fino ad arrivare alla pianificazione delle scene.

È un lavoro che comprende una globalità di cose e per farlo, ovviamente, sono coadiuvata da altri reparti. In sintesi, possiamo dire che è la supervisione di tutto l’apparato produttivo. 

Ricordi il tuo primo giorno? Quanto tempo è passato e com’è andata? 

Il primo giorno fu il 31 gennaio del 1997. Praticamente sono arrivata sei mesi dopo l’avvento della produzione. Sostituii una persona che all’epoca non poteva più esserci. Inizialmente lavoravo con la Rai, per poi passare con Fremantle. Ricordo l’emozione di quel giorno, in un ambiente che non conoscevo e che, però, sin da subito mi ha fatto sentire a casa. Può sembrare una follia, ma è stato proprio così. La cosa che ho avvertito sin dai primi momenti è che vieni sin da subito buttata nel “circo” e quindi o ti adatti, e quindi vai avanti, oppure in automatico la macchina produttiva ti espelle e qualcun altro farà di sicuro il tuo lavoro. Bisogna adattarsi sin da subito, “Un posto al sole” è ciò che conta e noi siamo tutti di passaggio, ciò che resta è il prodotto. 

Renata Anzano
Renata Anzano

Qual è il segreto della longevità di Un posto al sole?

Il segreto credo sia Napoli. Qualunque altro prodotto fatto in altre realtà non ha avuto lo stesso successo perché non ha avuto Napoli. Non lo dico perché sono un’appassionata napoletana, ma perché si sono trovati degli equilibri talmente forti che sono perfetti. È una città che – considerando il clima – ti permette di girare quasi sempre in esterna, poi tutti si mettono a completa nostra disposizione: ogni persona che incontriamo cerca non solo di fare il possibile per non crearci fastidio ma spesso riescono anche a darci una mano, ci aiutano perché sanno che portiamo un messaggio positivo. Sicuramente, la disponibilità della troupe Rai e quella della Fremantle, unitamente alla disponibilità napoletana, sono componenti che ci hanno dato e ci danno quel quid in più.  

Come avviene il continuo coordinamento e la forte interazione tra produzione e scrittura che garantisce un lavoro di squadra unico in Italia?

Credo fermamente che il rapporto con la scrittura sia fondamentale. Gli scrittori, principalmente il capo sceneggiatore Paolo Terracciano, hanno la piena consapevolezza di ciò che possiamo fare col budget che abbiamo e questo sicuramente ci giova. Non siamo costretti, infatti, a dover ripetere quali sono i nostri limiti e questo è sicuramente un punto di forza. C’è un lavoro preventivo su qualsiasi cosa, dalle location agli attori, e questo ci permette di non cambiare in un secondo momento la scrittura. C’è forte armonia tra scrittura e produzione, unitamente alla forza della produzione stessa che fa venir fuori un lavoro così unico in Italia.  

Quali sono stati i momenti più emozionanti della soap vissuti dietro la macchina produttiva?

Sicuramente le scene girate a New York. Credo che il fiore all’occhiello per una produzione come la nostra, a basso costo, sia stato riuscire ad organizzare una “spedizione” a New York che di sicuro ci ha inorgogliti. Un altro momento che ricordo con il sorriso e con orgoglio è la scena in cui Angela è sottoterra. È stato un momento di forte impatto emotivo. 

Ci sono stati momenti difficili da superare in 21 anni? 

All’inizio gli ascolti non andavano bene, poi la lungimiranza di Rai 3 ha permesso di cambiare orario e di tenerci in vita. Rai 3 – insieme all’intera struttura di Rai Fiction – ha creduto in noi, dandoci un messaggio ed un’opportunità molto importante. C’è stato un altro momento, per così dire, “brutto” in cui sono calati un po’ gli ascolti, con l’avvento del digitale, ma nonostante ciò non ci siamo fatti prendere dal panico: ci siamo riuniti, ne abbiamo discusso, ci siamo rimessi in gioco ed abbiamo chiamato attori più giovani; abbiamo capito che dovevamo cambiare un po’, senza stravolgere, e metterci al passo coi tempi. Credo che i risultati alla lunga ci abbiano dato ragione!

Renata Anzano con Germano Bellavia
Renata Anzano con Germano Bellavia

Ci sono state tantissime location speciali, anche due volte New York. Cosa potremmo vedere in futuro?

In futuro ci auguriamo di vedere tante location estere perché abbiamo visto che non solo negli USA ma anche in altre parti ci sono comunità incredibili che ci adorano, come ad esempio in Argentina. È difficile, ma ci proveremo. Vedere l’estero piace al pubblico, però il vero pubblico nostro ama il prodotto in sé, a prescindere dal posto. È, più che altro, una sfida personale che noi tutti ogni volta facciamo, per vedere dove possiamo arrivare e fin dove possiamo spingerci, e questo è molto importante. Sicuramente nei prossimi anni avremo qualche altra location europea o meglio ancora internazionale. 

Prima di lavorare a Un posto al sole avevi seguito delle soap o delle telenovelas come telespettatrice?

Io tendenzialmente amo i thriller e quindi non amavo molto questo genere. Sicuramente ricordo “Capitol” perché rappresentava la politica e c’era una sorta di intrigo che mi appassionava e mi prendeva particolarmente. Qualche volta mi è capitato di vedere “Beautiful”, “Quando si ama” ma mai come mi accadeva con “Capitol” che ho seguito dall’inizio alla fine. Come telenovelas sudamericana ricordo “Anche i ricchi piangono”, la trovavo molto interessante poiché parlava di una donna molto forte che si faceva rispettare (un argomento femminile  che amo particolarmente).

Stefano Telese (con la collaborazione di Sante Cossentino)