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VIVERE amarcord: Tv Soap intervista EDOARDO SIRAVO (Vincenzo Leoni)

Edoardo Siravo
Edoardo Siravo

Attualmente, Canale 5 sta trasmettendo le repliche di Vivere, soap di successo andata in onda dal 1999 al 2008 per 2130 puntate. Tra i suoi interpreti principali c’era l’attore romano Edoardo Siravo, scelto per interpretare il commissario Vincenzo Leoni. Noi di Tv Soap l’abbiamo contattato per ripercorrere i suoi dieci anni trascorsi nella soap. Ecco cosa ci ha raccontato.

Salve Edoardo, ricordiamo un po’ la sua esperienza a Vivere, dove è stato per tanti anni il commissario Vincenzo Leoni. Che ricordi ha di quel periodo?

Parto col dirle che Vivere è stata senz’altro una tra le esperienze più significative che ho fatto nella mia carriera d’attore, che ha accompagnato senz’altro un periodo bello della mia vita. In queste settimane, come già saprà, Canale 5 sta trasmettendo le repliche di questa soap e non me le perdo. Pensi che mi sveglio alle sei del mattino proprio per vederle, in modo tale da fare poi il resoconto ai miei ex colleghi delle cose che accadevano lì. Amori, morti, tradimenti, sotterfugi: i personaggi che interpretavamo erano invischiati in cose davvero tremende il più delle volte.

Le capita ancora di essere riconosciuto per strada anche grazie alla soap?

Assolutamente sì. Sono passati tanti anni, eppure mi capita ancora di essere riconosciuto grazie al ruolo del commissario Vincenzo Leoni. Non posso nascondere quanto ciò mi faccia piacere, perché è sinonimo di una cosa molto importante: Vivere è rimasta nel cuore degli italiani, del pubblico che ci ha seguito per tanti anni con affetto, facendo toccare alla soap persino punte di cinque milioni di telespettatori alle due del pomeriggio. D’altronde, è stata un grandissimo successo per Canale 5.

Prima mi ha detto che, grazie alle repliche, sente quotidianamente i suoi ex colleghi. Siete quindi rimasti in contatto anche quando la soap, nel lontano 2008, ha chiuso i battenti?

Come le dicevo, in occasione delle repliche, ho appunto creato questa chat anche per ripercorrere quel bel periodo che io e i miei colleghi abbiamo trascorso insieme quando giravamo la soap. Vivere mi ha segnato nella vita e nel rapporto col pubblico, visto che ne ho fatto parte per dieci anni. Al termine delle riprese, con alcuni colleghi avevo perso un po’ i contatti, circostanza magari dovuta anche a loro eventuali trasferimenti fuori dall’Italia.

Pur essendo un negato tecnologico, ho colto l’occasione della chat per raccontare loro le repliche, ovviamente a modo mio. Sono tutti molto felici di questa mia iniziativa, che ci ha dato nuovamente l’input di sentirci, di confrontarci. Speriamo quindi di rivederci presto. Sono contento perché c’eravamo un po’ persi.

E chissà, magari in futuro tornerà anche a lavorare con qualcuno di loro.

In realtà, mi è già capitato di incrociare dei colleghi in seguito alla chiusura di Vivere. Mi viene in mente Alessandro Preziosi, con cui ho fatto lo spettacolo (da lui prodotto) La dodicesima notte di Shakespeare. Con altri non ho mai interrotto i rapporti: Giorgio Biavati, l’interprete di Giovanni Bonelli, abita dalle mie parti a Roma. Sento anche Daniela Scarlatti, che è stata Silvana, la fidanzata di Leoni, a cui hanno sparato, se ricordate, poco prima del matrimonio con lui. Una delle tante tragedie di Vivere.

Tornando alla domanda principale, penso sia giusto fare una considerazione: nella mia carriera ho fatto circa 200 spettacoli teatrali, motivo per il quale mi sono spesso dovuto spostare e non è stato facile approfondire o tenere sempre in piedi alcuni rapporti. Sono però del parere che bisogna sempre provarci.

Il 2020, in parte da dimenticare poiché fortemente segnato dalla pandemia, le ha regalato un premio prestigioso. Ce ne vuole parlare?

Sì, mi è stato consegnato a Pescare il Premio Flaiano alla carriera. È una cosa che mi ha reso molto orgoglioso, perché è un riconoscimento valido, reale; è segno del mio percorso artistico, che ho cominciato fin da quando ero bambino per sconfiggere la mia timidezza, un po’ come fanno tutti gli attori che, fondamentalmente, sono stati dei grandi timidi. Oltre a frequentare l’Accademia Silvio D’Amico, ho potuto imparare dai veri artigiani del mestiere, che mi hanno tramandato l’arte della recitazione. Maestri che mi hanno passato il testimone attraverso il loro insegnamento.

Lei è anche doppiatore. Ultimamente si sta infatti registrando anche degli audiolibri. 

Diciamo che nel 2020, a differenza di tanti altri colleghi, non mi sono fermato: ho portato in scena due spettacoli teatrali, ho girato lo spot dell’Unicredit insieme a Ferzan Özpetek e, appunto, ho proseguito la mia attività di doppiatore, registrando anche alcuni audiolibri. In ogni caso, penso che per essere un buon doppiatore sia necessario fare anche delle scuole di teatro. Bisogna diventare degli attori per essere dei bravi doppiatori. Le cito come esempi anche Giancarlo Giannini e lo scomparso Gigi Proietti, in primis attori e poi grandissimi doppiatori.

Le faccio un’ultima domanda. So che è impegnato in diverse attività per la salvaguardia della categoria attori.

Sì. Di recente sono diventato presidente della Fondazione Nicolò Piccolomini, che si occupa di attori indigenti, ahimè aumentati in questi mesi. Sono anche tra i fondatori del nuovo IMAIE, dove tentiamo di capire che cosa si può fare per noi. Sono entrambe dei riferimenti per la nostra classe di attori, che spesso non viene valutata a dovere dalle istituzioni. Infine, sono presidente della Nazionale Attori, che è stata creata da Pier Paolo Pasolini.

Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione

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