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Un posto al sole anticipazioni: VIOLA in crisi, EUGENIO cosa farà?

VIOLA ed EUGENIO (Un posto al sole)

Parte una nuova settimana con Un posto al sole, con la storyline di Marina Giordano (Nina Soldano) che avrà il suo culmine proprio in queste puntate di fine marzo. A parte ciò, grande spazio sarà dedicato alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto mezzo cast (per un motivo o per l’altro).


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Dopo la richiesta di Eugenio Nicotera (Paolo Romano), Niko (Luca Turco) e Susanna (Agnese Lorenzini) saranno sempre più decisi ad aiutare il magistrato e ora il loro compito è dunque quello di convincere Gennaro Avella (Walter Lippa) a collaborare. Ci riusciranno?

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Intanto noteremo che Viola (Ilenia Lazzarin) è sempre più in difficoltà: la ragazza è in crisi e sente la difficoltà di dover gestire sia la lontananza dal marito e sia il pericolo che tutti loro corrono. Ci penserà proprio Eugenio, comunque, a cercare quanto meno di riportare un po’ di pace in famiglia, come vedremo nella puntata di venerdì 3 aprile.

Intanto proseguono le indagini su Mariano Tregara (Lello Giulivo) e il boss avrà dei nuovi piani. Quali? Qui si entra in un terreno un po’ delicato, perché qualcosa sarebbe successo – diciamo così – se non fosse stata deciso lo stop delle riprese in seguito all’emergenza Coronavirus. La nostra sensazione è che qualche scena molto importante sia stata già girata, ma se ne riparlerà nel momento in cui Upas tornerà sui teleschermi di Rai 3 con le puntate inedite.

Eh sì, perché da lunedì 6 aprile – come già sappiamo – la soap partenopea torna al passato e ci propone gli episodi del 2012, quelli in cui entra in scena Tommaso (tra gli altri). Per questo motivo, il nostro post che avete appena letto è probabilmente l’ultimo che riguarda gli spoiler degli episodi inediti. Nei prossimi giorni ci concentreremo sulle repliche a cui stiamo per assistere, ma di tanto in tanto vi proporremo anche alcune interviste agli attori. Continuate a seguirci.

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4 Commenti

  1. Prima di parlare di Viola volevo fare una breve premessa sulla storyline dell’omicidio di Sebastiano: a me la conclusione non è piaciuta, l’idea di tirare in ballo l’amica Gabriella è risultata davvero, per citare Giovanna: una svolta poco credibile, non solo, ma anche poco coinvolgente, non c’è stato il tempo sufficiente a creare pathos e la corsa di Roberto non è supportata da incalzante tensione a mio avviso.
    Venendo a Viola, ho assistito in queste puntate ai suoi sfoghi cercando di immedesimarmi e ascoltare le sue ragioni. Intanto contrariamente a quanto era scritto nelle anticipazioni, non sembra ancora che Viola abbia del tutto accettato le scelte del marito, tanto da schierarsi con lui e appoggiarlo incoraggiandolo, sembra invece che le stia subendo. Viola si sente tradita all’interno di un patto d’amore. Razionalmente condivide le ragioni e i valori che anche Raffaele le pone davanti, ma il suo cuore è preso da lacci, imbrigliato, da quella promessa iniziale che Eugenio le aveva fatto, quella di non lavorare più correndo rischi, e che adesso non sta rispettando. Lei sostiene di aver rinunciato ai suoi personali progetti, il lavoro, una carriera, l’abbandono della sua città per seguirlo a Torino, e ora non si ritrova nulla. E’ una logica che sta in piedi. Però. Resta strano pensare che una persona brillante come Viola, bravissima nello studio, socievole, solare, carina, non sia riuscita a ricrearsi una sfera di appartenenza sociale pure a Torino. Se non l’ha fatto, il motivo forse è che si è dedicata alla sua famiglia spostanto la priorità sul figlio e sull’amore per il marito. Qualcosa però non funziona. O Viola non era così innamorata di Eugenio tanto da “immolarsi” per la famiglia, oppure devo constatare che anche in questa soap si abbonda di stereotipi. Mi spiego meglio. Tutte le donne della soap devono emergere per forza in una professione qualificante altrimenti diventano tutte frustrate, depresse e schizzofreniche, ne esce che la figura della casalinga è ridotta alla classica, nel senso di stereotipata, persona sotto culturata, appartenente al popolo nel suo concetto di massa anonima, con pochi mezzi finanziari a disposizione. Mi chiedo perchè invece una donna imntelligente, pure laureata, non può fare una scelta consapevole e ponderata per amore e risultarne felice? La scelta di stare a casa prendendosi cura nel modo migliore dei suoi cari, pur senza tralasciare i suoi interessi culturali, le sue passioni, ad es il running che prima per Viola era imprenscindibile, e i vari momenti di relazione. Viola poteva benissimo inacarnare questo aspetto nuovo e diverso di inquadrare la donna, a maggior ragione dovendo anche psicologicamente supportare il marito nel suo lavoro, al quale serve molta lucidità per un grande impegno. Penso ad un esempio semplice, all’Adriana di Rochy, cosa avrebbe fatto lui senza di lei? E quante donne ricoprono questo ruolo essenziale. Poteva essere l’occasione anche per Viola il fare questo salto. Ma sembra che ad upas i personaggi non evolvono, o danno di matto e compiono azioni irrazionali per poi azzerare e ritornare al punto di partenza o rimangono immobili e impantanati in loro stessi, come monadi senza finestre sul mondo che li circonda.

  2. Cara Nola, sempre interessante leggere le tue disamine!
    Anch’io come te, vedendo le puntate di queste serate, mi ritrovo a fare le tue stesse riflessioni sul personaggio di Viola. Dalle anticipazioni che erano state pubblicate effettivamente sembrava che finalmente Viola maturasse l’idea che aver sposato un magistrato significa accettarne la “missione”, invece non mi sembra affatto! Anche stasera la si è vista andare alla terrazza e sfogarsi con Angela e Giulia in merito. Ovviamente Angela le dice di capirla e noi ripensiamo subito a Superman Franco Boschi, ma c’è una sostanziale differenza: Franco fa il supereroe da strapazzo, mentre Eugenio è un uomo di legge e sa cosa fa! Infatti, mi è piaciuto il discorso di Giulia che le ha fatto notare che Eugenio è un uomo “giusto” e cerca di farla riflettere sul fatto che non deve sentirsi “tradita”, riuscirà a farla ragionare? Mah! Io ho seri dubbi!
    Poi, vero che Viola trasferendosi a Torino ha rinunciato a molto (non alla carriera perché sinceramente non mi sembra che facesse granché prima…da anni aveva anche rinunciato all’insegnamento), però come dici giustamente tu, Nola, non è stata in grado di crearsi una socialità in questa città e non saprei come mai… Anche lì faceva la guida turistica quindi avrà pur conosciuto qualcuno… nessuno credo le abbia chiesto di immolarsi per la famiglia. Io credo che il suo sia piuttosto un personaggio intrinsecamente fragile: scoprì la doppia vita del padre; si ruppe una gamba e dovette dire addio alla danza; ricordo che in gioventù assumeva anfetamine (incolpò Elena, per una volta stranamente innocente, quando venne scoperta dalla polizia), fece rischiare anche la vita ad un piccolissimo Patrizio all’epoca; la storia col ludopatico Simone (secondo me una delle trame meglio riuscite di Upas) che la stalkerava e picchiava; il matrimonio lampo col fratello di Andrea! Rinunciare ad una cattedra di ruolo consigliata dalla generalessa Ornella perché la scuola si trovava nel quartiere di un boss fatto arrestare da Eugenio; la depressione post parto che ha avuto… In tante occasioni è stata “sfortunata” e in altre l’autorità di Ornella che l’ha sicuramente schiacciata e l’essere allo stesso tempo sempre coccolata e protetta e giustificata in tutto dalla stessa Ornella e da Raffaele ha fatto in modo che rimanesse un po’ “bimba viziata”. Speravo tanto in un “salto” con questa trama e invece temo che non sarà così e come ho già detto una volta, se ci sarà un suo salto di maturazione spero non avvenga perché a Eugenio sarà riservato il secondo attentato con epilogo drammatico.

  3. Grazie Maracaibo. Inoltre hai aggiunto un elenco di eventi che attengono alla vita di Viola dei quali non ero a conoscenza. Leggendoti, si, concordo con la tua analisi che evidenzia una fragilità emotiva del personaggio. Forse è abituata a dipendere dal giudizio e apprezzamento altrui, in primis della madre come tu sottolinei, e per questo inconsciamente reimposta lo stesso meccanismo con Eugenio, senza di lui, senza la sua continua condivisione Viola si blocca, si impantana nelle recriminazioni. Riflessione molto interessante. Un dolce saluto.

  4. Maracaibo, ti ringrazio per aver elencato fatti salienti, nella vita di Viola,che non conoscevo e che non fanno che confermare l’opinione che già avevo maturato di lei.Ricordavo bene, invece, che Eugenio le aveva procurato il lavoro di guida turistica, a Torino, e in questi giorni mi era capitato di chiedermi come mai (almeno dalle esternazioni di Viola) non fosse riuscita a crearsi delle conoscenze, almeno un paio delle quali sfociate poi in amicizie, dato anche il suo carattere estroverso e solare.Non regge l’ipotesi del carattere riservato e diffidente dei piemontesi, anche perché vivono più meridionali a Torino che non al sud e, comunque, credo che nemmeno esista più l’individuo piemontese, col padre e i nonni piemontesi.Credo proprio che, sia le vicende a Viola capitate per volere del destino, sia quelle derivate da consigli familiari e fragilità caratteriali, l’hanno ” cristallizzata” in una dimensione adolescenziale dalla quale pare non riesca ad uscire.Vorrei ora rispondere a Nola, in merito agli stereotipi sulle figure femminili di Upas e al presentare i vari personaggi di donne frustrate e insoddisfatte qualora non svolgano professioni qualificate e qualificanti, ma anche solo fonti di autonomia.Temo di concordare con questa rappresentazione della donna contemporanea, poiche’, nel corso degli anni, non ho potuto non tenere conto degli eventi e degli elementi che la vita mi ha continuamente messo sotto il naso e che andavano nella direzione sopraesposta. Mi spiego meglio e inizio da un dato di realtà:un matrimonio su tre finisce con una separazione, qualunque sia l’età dei coniugi e le sepsrazioni, nelle quali si accenna fuggevolmente (e signorilmente) al denaro, in stile Serena-Filippo, sono rare come una nevicata a ferragosto.L’unica tipologia di donna che può ignorare i propri diritti è quella della figlia di famiglia agiata che gode di rendite proprie, ma non è certo questa la condizione più frequente e non lo è mai stata.Il dedicarsi alla famiglia (ignorando anche laurea e master vari) è rischioso sotto un altro aspetto:il proprio universo, col tempo, rimane circoscritto al nucleo familiare, ci si ritrova ad interagire quasi esclusivamente con i figli e il marito, si prendono le strade dei figli, si arriva a parlare dei problemi dei figli, delle eventuali difficoltà scolastiche dei figli, (per non parlare di quelle dei propri familiari) si frequentano persone con figli perché ci possono comprendere meglio (non è vero, ma lo si pensa).Poi, improvvisamente,i figli, cresciuti, non hanno più bisogno di essere accompagnati ai vari corsi di nuoto, di danza, anzi, mostrano insofferenza per le solleciti cure materne, mentre il padre,che esce di casa la mattina e torna la sera, non incombe su di loro con eguale continuità ed apprensione e, comunque, viene percepito come colui che tiene in piedi la baracca ed è, più della madre, portato alla mediazione, alla comprensione, che talvolta sfiora l’indifferenza! Spesso, è la stessa madre che porta i figli a questa visione idealizzata del padre, con frasi di rito, del tipo:” Quando arriva papà, non urlate, che è stanco!” ” Mi raccomando, non litigate davanti a vostro padre che ha diritto ad un po’di tranquillità”Poi, i figli se ne vanno, chi per l’Erasmus, chi per l’università, chi va a convivere e tu, madre, resti lì, e ti trovi senza un ruolo, un obiettivo tuo e ti prende la ben nota ” sindrome da nido vuoto”.Ho scritto tanto e me ne scuso, ma il tema e problema è quanto mai attuale e di non facile soluzione:spero anch’io che Viola comprenda di aver sposato un uomo di grande statura morale, un uomo che ha scelto lei , però, come compagna di vita:forse, ha bisogno di quella sua effervescente vitalità, della sua vaghezza, anche, per distogliersi dal pensiero fisso, puntato su Oloferne!

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